In tremila a Anime Verdi, fra le storie dei giardini segreti di Padova
Code ai cancelli nonostante il maltempo. Tabacchi: «Felice di aprire alla città»

Padova è come un albero fiorito, che in piazza dei Signori ha tronco e fronde. Ma i suoi gioielli più belli, tra giardini da sogno e parchi urbani, si nascondono nelle corti private. Un bene prezioso, seppur per pochi, che per due giorni all’anno ritorna alla cittadinanza. Sabato Anime Verdi, alla nona edizione, ha raccolto oltre 3.000 visitatori in un percorso immersivo tra i tesori segreti della città del Santo. Oggi il festival chiude la sua due giorni.
«L’entusiasmo nel vedere tutte queste persone godere di un bene così prezioso, e i bambini giocare nei prati, è per me un’immensa fonte di gioia», riflette Ermenegildo Dino Tabacchi, imprenditore e proprietario del palazzo di via Umberto I che fu della famiglia Capodilista.
È forse questo il filo più autentico dell’esperienza: il senso di responsabilità di chi custodisce questi luoghi e decide di aprirli. Nell’edizione di quest’anno sono 49 gli spazi visitabili, tra 45 giardini privati e quattro parchi pubblici, con tre nuove aperture.
Quasi sempre i proprietari sono lì, sulla soglia o tra le aiuole. Accolgono, raccontano, accompagnano i visitatori tra piante rare, pozzi, statue, cortili interni e memorie di famiglia. In alcuni casi offrono anche un rinfresco, come se il festival fosse un gesto di ospitalità.
Tra loro c’è la contessa Luisa Scimemi di San Bonifacio, che fin dalla prima edizione apre il giardino di famiglia affacciato su Prato della Valle. «È sempre una gioia mettere a disposizione questa casa e le sue storie alla città», racconta.
Poi indica la villa e ne riannoda le origini: «Questa casa ha origini nel Trecento, quando il Doge di Venezia fece ristrutturare questa abitazione per il fratello, un vescovo benedettino: per questo la facciata della villa è orientata verso la basilica di Santa Giustina e non verso Prato della Valle, che al tempo era solo una palude».
La storia si infila così tra siepi e pergolati. Succede anche nel giocondo giardino di Sabrina Di Tommaso, in vicolo Cigoletto, dove molti visitatori si fermano a complimentarsi. «Dicono che è il più bello, ma il segreto è solo la cura delle piante che ho ereditato da mio padre», spiega.
Anche qui, dietro il verde, affiora un passato più profondo: «Questa casa è stata costruita su un vecchio monastero, e oltre ad alcune celle nel seminterrato che si sono salvate, abbiamo scoperto anche un antico tunnel che portava a Santa Giustina. Perché fosse là, è un mistero».
Tra sorrisi e sguardi incantati, in molti hanno fatto tappa anche nella residenza di Tabacchi. Un luogo che alla storia aggiunge la leggenda. Come quella del bastone che, nel Duecento, un pellegrino diretto al Santo piantò nel cortile. «Al suo ritorno trovò che aveva fatto le radici. Era il 1194, e così è l’albero più antico di Padova», racconta Tabacchi.
Anime Verdi vive di questo: accesso a una città parallela, normalmente invisibile. Per due giorni i portoni si aprono e Padova cambia prospettiva. Non si guarda più soltanto dalle piazze, ma da dietro i muri.
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