Chiesa di San Massimo a Padova, raccolta fondi per restaurare tre opere di Tiepolo
Grande partecipazione all’iniziativa “Mi sta a cuore” del Museo Diocesano di Padova: visite sold out alla chiesa di San Massimo per sostenere il restauro di tre dipinti del 1745 di Giambattista Tiepolo. Ecco come donare

Un’immersione nelle bellezze artistiche del territorio che hanno bisogno d’aiuto per non andare perdute nella memoria e del segno. E la risposta non è mancata ieri con il “tutto esaurito” per la doppia visita mattutina (doppia di fronte alla valanga di richieste anche da fuori provincia) prevista nella chiesetta di San Massimo che, nell’omonima via, racchiude tre opere di Giambattista Tiepolo, il Riposo durante la fuga in Egitto, un olio su tela del 1745 circa (ora nell’altare una copia in quanto l’originale è nel Museo Diocesano in piazza Duomo); il San Giovanni Battista, un olio su tela sempre del 1745 molto rovinato dal passare del tempo e la pala dell’altare maggiore dedicata ai Santi Massimo e Osvaldo, un olio su tela della stessa data.
Tre opere che reclamano un restauro: da qui l’iniziativa nell’ambito del progetto “Mi sta a cuore”, organizzato dal Museo Diocesano per sollecitare la partecipazione dei cittadini nella conservazione dei tesori artistici.
Come? Grazie a un libero contributo, piccolo o più consistente, che ciascuno può offrire (per informazioni info@museodiocesanopadova.it o tel.049.8771718). A presentare l’evento don Giovanni Brusegan, che ha sottolineato come l’arte ha la capacità di nutrire l’anima delle persone. Successivamente il direttore del Museo Diocesano Andrea Nante e lo storico dell’arte Giulio Pietrobelli hanno raccontato la storia della chiesa di origine medievale, dedicata al secondo vescovo di Padova, in origine più piccola e interamente affrescata al suo interno (ne restano dei lacerti), rifatta nel ’700, gestita da don Giuseppe Cogolo per 38 anni fra il 1707 e il 1745.
Fu il sacerdote di origine vicentina, che aveva anche un ruolo nella Diocesi, a incaricare Tiepolo-padre di realizzare le tre opere arrivate da Venezia probabilmente attraverso uno dei canali navigabili del tempo. Nella chiesa ci sono ancora le tombe di Domenico Guglielmini, matematico e medico, e di Giovan Battista Morgagni, “padre” della moderna Anatomia patologica.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








