Padova: cocktail di droghe, muore a 18 anni

PADOVA. Ucciso a 18 anni da un cocktail di droghe. Trovato esanime dall’amico che gli aveva dato ospitalità per un’altra notte “da kamikaze”. Andrea Coscia, 18 anni compiuti lo scorso mese di novembre, si è addormentato cullato dallo sballo. Ed è passato dal sonno alla morte. “Noia esistenziale”, gli esperti del Sert definiscono così la deriva dei giovani che impostano la loro vita sullo smodato uso di droga.
Non è l’errore di un momento, né l’ingenua fatalità di chi è curioso e vuole provare tutto. Andrea Coscia si è lasciato scivolare la vita dalle mani. Studente al liceo Selvatico, appassionato di musica. Il suo profilo Facebook è un trionfo di foto di lui sul palco con il Basso elettrico in mano. Occhi scuri, chioma di capelli castani, amici sempre intorno. “Tobi”, questo il suo soprannome, era uno “figo”, accettato dal gruppo e considerato in classe. Gli volevano bene tutti.
A un certo punto, però, ha perso la via. Quella è un’età complessa, il fisico è quello di un uomo ma le fragilità sono ancora quelle dei bambini. Andrea si è fatto tentare da ciò che di più malvagio una società può dare in pasto ai giovani: la droga. Via-via si è fatto prendere la mano e ormai non lo nascondeva più. Il suo profilo Instagram è un triste inno alla dipendenza e anche un bacio alla fidanzata con lo spinello in mano diventa l’immagine giusta per la didascalia “Amore tossico”. Cinquantasei “mi piace” e una raffica di commenti scherzosi.
Giovedì pomeriggio, dopo la scuola, Andrea ha raggiunto un amico nella sua casa alla Guizza. È un piccolo appartamento in via Testi, preso in affitto da un ragazzo di 25 anni per iniziare a vivere lontano dalla famiglia. Il fatto è che quell’appartamento era stato trasformato in qualcosa d’altro. «C’era un via-vai di ragazzi di giorno e di notte» raccontano gli abitanti del condominio al civico 4 di via Testi. «Il fumo finiva sempre per invadere la tromba delle scale e per dare fastidio a tutti noi. Non abbiamo mai capito cosa succedeva lì dentro».
Purtroppo si è capito ieri mattina poco dopo le 8, quando il padrone di casa si è accorto che l’amico ospite dal giorno precedente non si svegliava. L’ha schiaffeggiato implorando una reazione ma niente. Allora ha telefonato al 118 ma nemmeno i medici e gli infermieri del pronto intervento sono riusciti svegliarlo. Il cuore di Andrea si era fermato, ucciso da chissà quale veleno.
In camera da letto c’era di tutto e i carabinieri di Prato della Valle sono stati meticolosi nel sequestrare tutto ciò che ora può aiutare a chiarire questa tragedia. C’erano filtri di carta, boccette di metadone, altre sostanze non ancora catalogate, bottiglie di alcolici vuote. L’autopsia dirà quale di quelle sostanze è stata fatale.
Non era nemmeno la prima volta. C’è un triste precedente nella cartella clinica di Andrea Coscia. Il 24 novembre del 2015 è stato ricoverato in ospedale alla soglia del coma per “abuso di droga”. Pare avesse assunto un cocktail di alcol, eroina e psicofarmaci. Se l’era cavata con qualche giorno di ricovero ma alla fine il fisico forte di un uomo nel fiore della vita l’aveva aiutato a uscirne al meglio.
Al Sert di Padova i casi come quello di Andrea Coscia sono ben noti e costituiscono la nuova frontiera delle dipendenze. «Non c’è più nessuna remora, si drogano e ostentano la loro devianza. La società rimane indifferente e chi riesce a sopravvivere diventa un paziente psichiatrico. Mancano punti di riferimento e soprattutto manca qualcuno che suoni un campanello d’allarme».
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