Padova, Azione: «Mai con il centrodestra se c’è Vannacci»

Per la corsa a Palazzo Moroni non è esclusa la corsa solitaria. Non scontata l’alleanza con il centrosinistra, Pasqualetto: «Dobbiamo capire chi è l’interlocutore: la scelta migliore è un altro civico»

Rocco Currado
Due momenti dell’evento «Veneto chiama Europa»
Due momenti dell’evento «Veneto chiama Europa»

La linea di Carlo Calenda è netta: sempre dalla parte opposta rispetto al generale Roberto Vannacci. Un orientamento che si riflette anche a livello locale, con Carlo Pasqualetto, segretario veneto di Azione, che condivide e rafforza: «L’europeismo sarà la nostra linea rossa. Il futuro non si giocherà più sulle vecchie appartenenze, ma su una scelta di campo: da una parte chi crede nell’Europa e nelle democrazie liberali, dall’altra chi si lascia sedurre dai richiami sovranisti. Noi da che parte stiamo lo abbiamo già detto, e non lo cambieremo in base alla convenienza elettorale. Con chi accetta quel perimetro si costruisce, con chi non lo accetta no».

Guardando alla corsa per Palazzo Moroni, il messaggio è altrettanto chiaro: «Azione non starà mai con il centrodestra se ci sarà Vannacci dentro». Pasqualetto non è certo un esordiente. Ex forzista, espulso dopo aver contribuito alla caduta del sindaco leghista Massimo Bitonci, oggi è consigliere comunale nella lista Giordani, la civica che sostiene il sindaco di centrosinistra. Una scelta che non rinnega: «Abbiamo lavorato per dieci anni con Sergio, che considero un sindaco straordinario. Ma ora questa esperienza volge al termine».

Capire gli interlocutori

E quindi? L’alleanza con il centrosinistra è tutt’altro che scontata. «Dobbiamo capire chi è l’interlocutore», argomenta, dicendosi convinto che la scelta migliore sia «un altro civico». Di certo, non si accettano imposizioni del Pd, dove i nomi più quotati restano quelli di Andrea Micalizzi e Antonio Bressa. Nel mondo centrista, non è un mistero, il secondo sarebbe guardato con maggiore favore.

E non è un mistero nemmeno che ad Azione piacerebbe vedere l’assessora (civica ma molto vicina ai calendiani) Margherita Cera con la fascia tricolore. Se però non si dovesse trovare una sintesi, Pasqualetto mette sul tavolo anche l’ipotesi della corsa solitaria: «Abbiamo la forza di andare da soli», avverte, guardando con interesse al dialogo avviato con Ora, Pld, Socialisti.

L’importanza della Ue

Tutti ragionamenti che il giovane imprenditore - fresco di red carpet al Lido con Simone Venturini e Alberto Stefani («ma non c’è nessuna lettura politica da fare», assicura) - sviluppa durante e a margine dell’evento Veneto chiama Europa, andato in scena due sere fa a Palazzo Moroni. La platea era piena per ascoltare l’eurodeputata Elisabetta Gualmini (ex Pd) e decine di amministratori di Azione. Al centro, la difesa dell’Europa e il tema della sovranità dell’Unione.

Da Gualmini una riflessione senza ambiguità: l’Europa deve smettere di essere soltanto un mercato con qualche competenza aggiuntiva e diventare un soggetto politico pienamente autonomo, capace di decidere sulla propria sicurezza. Per l’europarlamentare, non esiste una democrazia matura che deleghi all’esterno la propria difesa o il proprio approvvigionamento energetico. Sono queste, secondo Gualmini, le due condizioni materiali della libertà di scelta che per trent’anni l’Europa ha delegato. Il risultato è un continente che si scopre dipendente sul piano militare e ricattabile su quello energetico. «Il punto che l’onorevole Gualmini ha messo sul tavolo è politico prima che tecnico», sostiene Pasqualetto, «una democrazia che compra la propria sicurezza e la propria energia fuori non è sovrana, è ospite a casa propria».

 

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