Padova, fischi degli industriali al ministro Zanonato

PADOVA. «La pazienza è finita». E gli imprenditori di Confindustria Padova che minacciano di consegnare le chiavi delle loro aziende a Roma, contestano il ministro Flavio Zanonato con una raffica di «buu»: vogliono incassare subito i 40 miliardi di debiti della pubblica amministrazione. Ma ci vorranno due anni perché le procedure sono complesse. E il ministro ribatte: sono le critiche dei soliti «baluba». Un attimo dopo arriveranno anche gli applausi, quando Zanonato ribadisce l’impegno ad abolire l’Imu sui capannoni. Ma lo strappo è consumato.
Eppure sembravano d’accordo su tutto, Giorgio Squinzi e Flavio Zanonato: sull’abolizione delle Province, sul taglio del cuneo fiscale, sulla sburocratizzazione dello Stato. Il feeling dura fino a quando il leader di Confindustria pigia sull’acceleratore dell’efficienza della macchina pubblica che ci porta fuori dall’Ue. E mette il dito nella piaga: «Caro ministro, il decreto del Fare del governo Letta è positivo, ma siamo in netto ritardo con il pagamento dei debiti: il 17 maggio sono stato ricevuto dal presidente Napolitano e abbiamo ottenuto l’assicurazione che il 70% sarebbe stato versato entro l’anno. I conti non tornano: perché le aziende hanno crediti per 91 miliardi ma nelle nostre casse ne arriveranno solo 40 in due anni. Prima che uscisse di scena, ho incontrato l’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli e mi ha detto che l’inventario completo dei debiti sarebbe stato pronto entro il 15 settembre. Non è una risposta da Paese civile. Uno Stato che funziona deve sapere sempre quanti debiti ha e soprattutto con quali aziende», insiste Giorgio Squinzi.
Secca la replica del ministro dello Sviluppo: «Posso raccontarvi delle frottole e raccogliere applausi ma io preferisco dire come stanno le cose. Certo, questa è una vergogna nazionale ma la procedure vanno accertate: ci sono 8200 Comuni, 100 Province abolite ieri con ddl di procedura costituzionale, 20 Regioni... Ci vuole del tempo. Posso garantire che 20 miliardi di euro sono già disponibili e da settembre si comincerà a pagarne 7 mentre altri 20 miliardi saranno disponibili nel 2014», dice Zanonato.
La risposta degli imprenditori è immediata: una raffica di «buu-buu». La contestazione dura pochi secondi, ma il messaggio è chiaro: anche la «pacifica Padova» ha perso la pazienza, come ha detto il presidente di Confindustria Massimo Pavin. La crisi pesa, il credito arriva con il contagocce perché le sofferenze bancarie hanno raggiunto i 130 miliardi di euro, come spiega Gaetano Miccichè, direttore generale di Intesa Sanpaolo, nella tavola rotonda con Alberto Quadrio Curzio e Antonio Gozzi. Non resta che sperare in Mario Draghi: la Bce continuerà a tenere i tassi allo 0,5% fino a quando l’Ue aggancerà la ripresa nel 2014 e forse più. E l’Italia? Arranca con le sue procedure borboniche. Per ottenere una «Via» ci vogliono due anni e in Canton Ticino bastano 60 giorni: proprio per questo 170 imprese della Lombardia sono emigrate nell’ultimo mese in Svizzera. Già le procedure: che impongono il Durc, la «bestia nera» delle aziende...
«Ci sono dei controlli da fare» aggiunge Flavio Zanonato per placare la platea, «poi si potrà pagare i debiti». E nella foga della replica se la prende con chi è stato al «governo per dieci anni e poi viene qui a impartire la lezione» e bolla come «baluba» il gruppo di contestatori. Un attimo dopo il governatore del Veneto Luca Zaia si alza e se ne va. C’è un attimo di imbarazzo. Squinzi si scusa. Ma non indietreggia. «Zanonato è stato scaraventato come me a Roma e ha tutta la mia solidarietà per la difficile situazione che deve affrontare. I guai vengono da lontano. La semplificazione burocratica è un’assoluta priorità. Non so se nel 2014 riusciremo a risalire la china, con una crescita del Pil stimata allo 0,4% non si crea lavoro. Il cuneo fiscale va tagliato di 11 punti. Dobbiamo investire in infrastrutture, rilanciare l’edilizia e il settore automobilistico come hanno fatto gli Usa, tornare ai programmi di sviluppo degli anni Sessanta, quando avevamo una lira da oscar», conclude Giorgio Squinzi.
L’ultimo braccio di ferro è sull’Imu: verrà abolita, come ha detto Angelino Alfano? «Il governo Letta è nato con un programma preciso e l’Imu dopo essere stata rinviata verrà rivista completamente. Ho proposto che ci sia la defiscalizzazione per i capannoni, che sono beni strumentali delle imprese: il termine tassa sul tornio l’ho inventato io e voglio abolire questo balzello. Ma nemmeno Nembo Kid riuscirebbe ad abbassare il cuneo fiscale di 11 punti in un anno: negli incontri con le categorie economiche ho sempre detto la verità anche a costo di essere contestato perché non è mia abitudine coltivare illusioni. Nessuno ha la bacchetta magica».
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