Da Padova a Fiumicello in marcia per Giulio Regeni: «Noi non molleremo»

I genitori del ricercatore friulano ucciso in Egitto: «Continuiamo a restare uniti»

Tanti cittadini, assieme agli amministratori, hanno partecipato alla staffetta per Giulio Regeni (foto Bonaventura)
Tanti cittadini, assieme agli amministratori, hanno partecipato alla staffetta per Giulio Regeni (foto Bonaventura)

«Giulio fa le cose». È con questo spirito che il popolo giallo è ritornato a correre per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso in Egitto nel 2016, con la staffetta podistica partita sabato da Padova e conclusasi domenica 17 maggio a Fiumicello, suo paese d’origine, dove i corridori, accolti da un lungo applauso, hanno abbracciato mamma Paola e papà Claudio. Se Paola ha annunciato che il prossimo anno a Roma verrà assegnato il premio Giulio Regeni, Claudio si è rivolto a tutte le persone che hanno dato vita alla staffetta «e a quelli che ci hanno aiutato e ci sostengono in continuazione senza mai mollare come cerchiamo di fare noi. Ringrazio tutti di cuore». Claudio nell’auspicare «di arrivare alla fine del processo», ha invitato tutti a «continuare a stare insieme perché siamo una bella comunità e possiamo fare insieme ancora tante cose», ha rimarcato facendo emozionare i presenti. A margine dei discorsi istituzionali il sindaco Alessandro Dijust, ha ricordato che «noi siamo più che mai vicini alla famiglia nel momento in cui ci saranno le sentenze».

La manifestazione

 

È il terzo anno che l’iniziativa viene portata avanti dall’associazione 1514 Oltre il muro di Padova, presieduta da Roberto “Rubens” Noviello e dal suo staff, che si occupa di mantenere alta l’attenzione sulle vicende in cui vengono violati i diritti umani. È stato lo stesso Noviello che al termine della staffetta ha annunciato che questa potrebbe trasformarsi «in una maratona visti gli oltre 150 chilometri percorsi che ha visto alternarsi oltre 150 corridori». Il “popolo giallo”, partito dal parco Tito Livio a Padova, dopo aver attraverso la Riviera del Brenta, costeggiato il Sile in territorio veneto è approdato a San Donà di Piave: in ogni tappa una sosta alle panchine gialle di Giulio. Da San Donà di Piave i corridori sono ripartiti ieri mattina per fare il loro ingresso a Latisana in Friuli Venezia Giulia. «Qui siamo stati subito colpiti dall’onda gialla che ci ha accompagnato lungo il percorso» prosegue Noviello. E poi tappa dopo tappa, da Precenicco e Muzzana, da San Giorgio di Nogaro a Torviscosa, da Cervignano a Terzo di Aquilea, sono arrivati a Fiumicello, dove tutti insieme - un centinaio le persone ad accoglierli - hanno percorso gli ultimi cinquecento metri, fino in piazza, nella camminata per la verità e giustizia.

 

Le istituzioni

Accanto al sindaco Alessandro Dijust, all’assessore Eva Sfiligoi e al sindaco del consiglio comunale dei ragazzi Stefano Plett, erano presenti il primo cittadino di Terzo di Aquileia Giosualdo Quaini, l’assessore di San Canzian D’Isonzo Sara Antonaz, l’assessore di Romans d’Isonzo Valentina Jacopich, e l’assessore di Palmanova Silvia Savi, che hanno portato i saluti e la vicinanza delle loro comunità alla famiglia di Giulio Regeni e il supporto alle iniziative per la ricerca della giustizia. Dijust ha ricordato che l’amministrazione sostiene questa iniziativa, ma che tutto il merito va all’associazione che la organizza. «Giulio fa le cose - ha detto -: era andato in Egitto per farci conoscere quel Paese, oggi ci fa conoscere l’Italia».

L’iniziativa

Martedì 26 maggio, alle 15, all’auditorium della biblioteca scientifica e tecnologica, via Fausto Schiavi 44 a Udine ci sarà la proiezione speciale del documentario “Giulio Regeni - Tutto il male del mondo” prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni. La proiezione sarà accompagnata da un momento di riflessione dedicato ai temi della libertà di studio e di ricerca. L’evento è organizzato dall’ateneo friulano nell’ambito dell’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, promossa dalla senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo a dieci anni dalla scomparsa in Egitto del giovane ricercatore, a cui hanno aderito 76 università, 15.000 persone per due mesi d’incontri, ad aprile e maggio, e proiezioni, sulla libertà di ricerca.

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