Botti delle feste, rintracciati 37 cani nel Padovano: «Proprietari trovati grazie ai microchip»
Gli animali spaventati lasciano le abitazioni e fuggono impauriti. I casi principali nella Bassa: attivo il servizio veterinario

Se per qualcuno petardi, fuochi d’artificio e spari restano un divertimento, per gli animali, cani, gatti, uccelli e fauna selvatica il percepito è l’opposto: la notte di Capodanno e i giorni che la precedono e la seguono, Epifania compresa, sono un incubo.
Boati improvvisi incomprensibili per loro che causano fughe disperate e senza meta. A fotografare le conseguenze dei cosiddetti “botti” è il bilancio tracciato dal Servizio veterinario dell’Usl 6: tra il 30 dicembre e il 2 gennaio sono stati 36 i cani recuperati perché fuggiti terrorizzati dalle loro abitazioni. Il bilancio sale sicuramente se si considerano anche i fuochi che hanno accompagnato certe befane.
Animali scappati da giardini, case e recinzioni nel tentativo dettato dall’istinto di trovare un rifugio sicuro. Una fuga che spesso li espone a gravi rischi: investimenti, ferite, traumi, ma anche pericoli per la circolazione stradale e per le persone che li incontrano.
Ogni anno il copione si ripete, nonostante gli appelli di sindaci, associazioni, veterinari e cittadini che ricordano come questa “tradizione” provochi anche la morte di moltissimi volatili, stroncati da infarti o disorientamento, e metta seriamente a rischio tutti gli animali da compagnia e selvatici.
«Nel dettaglio, nei giorni a cavallo di Capodanno 9 cani sono stati recuperati e ricoverati in canile, perché privi di microchip o con proprietari non immediatamente rintracciabili. Otto di loro sono già tornati a casa, grazie anche alla diffusione di appelli sui social, mentre altri 28 cani sono stati recuperati e restituiti direttamente ai proprietari, identificati subito tramite microchip», spiega Aldo Costa, direttore del Servizio veterinario dell’Usl.
Le situazioni più critiche si sono registrate soprattutto nella Bassa e nell’Alta, aree in cui sono presenti più animali all’esterno delle abitazioni e dove la pratica dei botti è ancora particolarmente diffusa. «Nel complesso la provincia di Padova è una buona realtà», continua il dottor Costa, «il livello di identificazione degli animali è alto: oltre l’80% dei cani viene restituito rapidamente ai proprietari. Restano però alcune sacche più rurali, soprattutto ai confini con Rovigo e Treviso, dove il microchip è ancora poco utilizzato».
I numeri annuali fotografano la situazione con circa 1.500 cani recuperati ogni anno, di cui 1.000 restituiti subito ai proprietari e 500 dopo ricerche più lunghe, proprio per l’assenza di microchip.
Per la fauna selvatica, invece, non esiste una rete di salvataggio: animali impauriti che fuggono ovunque, stormi disorientati, uccelli che al mattino del primo gennaio vengono trovati senza vita ai piedi degli alberi. Una strage che si consuma ogni anno lontano dai riflettori.
L’unica soluzione per evitare questo, ricordano i veterinari, alcuni amministratori e gli attivisti è il cambiamento culturale: abbandonare i botti come rito e festeggiare la fine dell’anno in un modo che tenga conto del benessere di tutti gli esseri viventi.
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