Movida, il Portello esasperato: «Qui senza regole né servizi»

Musica fino a notte fonda, rifiuti, schiamazzi e strade bloccate: gli abitanti del Portello denunciano i disagi della movida del mercoledì e chiedono più controlli, servizi e interventi al Comune e all’Università.​​​​​​

Flavio Centamore
La movida al Portello
La movida al Portello

 

C’è chi mette i tappi alle orecchie per riuscire a dormire. Chi, esasperato, pensa di vendere casa e andare sui Colli. E chi il mercoledì sera guarda l’orologio e comincia già a preoccuparsi per la notte che verrà. Dopo la voce degli studenti, dal Portello arriva quella dei residenti.

E racconta un quartiere visto dall’altra parte delle finestre: musica, migliaia di ragazzi in strada, bicchieri e bottiglie sulle auto, difficoltà a raggiungere casa e, al mattino, rifiuti e tracce di una festa che per chi abita qui non è sempre una festa. Tanto che mercoledì scorso non sono mancati momenti di tensione.

I racconti dei residenti

«Ogni mercoledì mi metto i tappi», racconta una residente. Vive in un vicolo cieco poco distante dal Portello. «Viene utilizzato come una latrina. La settimana scorsa alcune ragazze ubriache si sono messe a cantare sotto la nostra finestra. Una ha fatto pipì e ha lasciato lì anche un assorbente. La mattina dopo mi è venuto il vomito. Qui c’è anche un problema di igiene pubblica».

Il punto, ripetono i residenti, non è dichiarare guerra ai giovani. «Siamo stati giovani anche noi», spiega un’abitante di via Belzoni, tra le persone che hanno dato vita all’associazione “Stop degrado Padova”.

«È bello vedere tanti ragazzi. Ma non così, senza regole e senza servizi». Sotto accusa sono soprattutto le dimensioni raggiunte dalla movida: «Fino alle tre c’è confusione e per chi il giorno dopo deve lavorare diventa impossibile dormire». Il Portello del mercoledì sera, raccontano, è anche una questione di accessibilità.

«L’altra sera sono rientrata alle 22.30 e sono rimasta ferma in auto all’incrocio tra via Belzoni e via Portello. La strada era occupata dalla folla. Non sono centinaia, sono migliaia». Il pensiero corre alle emergenze: «Ho due genitori anziani e invalidi. Se dovessi chiamare un’ambulanza, mi chiedo come riuscirebbe ad arrivare».

E poi ci sono i portici. «In certi momenti non si passa», sostiene un’altra residente, che segnala anche la presenza di spacciatori nella zona. Un problema che, nelle testimonianze, si intreccia a quello dell’alcol. «Sono andata al supermercato e davanti a me c’erano ragazzi che compravano superalcolici dividendosi la spesa».

Le richieste alle istituzioni

Tra le richieste ci sono più controlli, bagni chimici, monitoraggi effettivi del rumore e una gestione diversa degli spazi. «Avevamo chiesto che venissero misurati i decibel e si era parlato di risorse destinate proprio a questo. Ma non abbiamo visto risultati», sostiene una rappresentante dell’associazione.

Qualcuno propone di spostare almeno una parte della movida in luoghi più adatti ad accogliere grandi numeri, dalla Fiera ad aree lontane dalle abitazioni. Ma soprattutto chiede a Comune e Università di sedersi al tavolo con chi qui ci vive tutto l’anno.

«Ho scritto più volte al sindaco e alla rettrice», racconta la residente del vicolo. «Sono stanca. Se potessi andrei a vivere sui Colli».

 

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