Porte aperte a Palazzo delle Debite a Padova con le giornate Fai: «Sarà valorizzato entro tre anni»
Sabato 21 e domenica 22 marzo la possibilità di visita straordinaria. Il manager di Invimit: «Lavoriamo per un buon servizio alla città di Padova»

«Crediamo che per Palazzo delle Debite ci sarà una valorizzazione nel giro di 2-3 anni». Francesco Rocco, fund manager di Invimit, non fa mistero del fatto che le Giornate di primavera del Fai siano anche una grande vetrina, un’opportunità per far capire al mercato il valore di un immobile. Oltre che «un piacere nell’aprire ai cittadini un edificio storico».
Oggi e domani dunque il magnifico palazzo ottocentesco, disegnato da Camillo Boito in piazza delle Erbe al posto delle antiche carceri, riapre le porte a 22 anni dall’ultima volta in cui qualcuno aveva messo piede all’interno. Che, per inciso, era stata un’occupazione dei no global di Luca Casarini, nel novembre 2003, per protestare contro il forum europeo della casa. Un’era politica fa.
In questo primo weekend di primavera i padovani torneranno nell’edificio accompagnati dai “Ciceroni” del Fai, in gruppi da 25 persone con turni di visita ogni venti minuti: «Si tratta di un’occasione unica perché è probabile che presto vengano avviati i lavori di ristrutturazione – sottolinea Marco Boscolo, capo delegazione padovano del Fai – La domenica pomeriggio ci sarà molta gente, è consigliato arrivare per tempo». La collaborazione tra il Fai e Invimit (una società di gestione del risparmio il cui capitale è interamente del Ministero dell'Economia) è attiva da diverso tempo: «Assieme lo scorso anno abbiamo aperto Palazzo Dondi dell’Orologio ed è stato un successo. E sulla base di quell’exploit abbiamo pensato a Palazzo delle Debite», racconta Boscolo.
Quello che interessa però è anche il futuro di un edificio così iconico che per davvero troppo tempo è rimasto inutilizzato. «Stiamo valutando varie ipotesi: una valorizzazione interamente di Invimit, una partnership con un privato o un’eventuale completa cessione. Ma tutto nell’ottica di fare un buon servizio alla città», chiarisce Rocco.
D’altronde il palazzo, un tempo di proprietà dell’Inps, è confluito nel fondo Dante Comparto Convivio, che ha come quotista una compagnia assicurativa privata: «È un fondo che nasce acquisendo il miglior patrimonio che Invimit gestiva con altri enti pubblici come Inps, Inail e Regione Lazio – racconta Rocco – In questi anni abbiamo continuato a gestire la locazione delle botteghe storiche al piano terra. Per i piani superiori cerchiamo di capire il best use per l’immobile: sicuramente l’utilizzo migliore è quello residenziale, perché abbina una sostenibilità sociale per la città e consente di far vivere il centro storico».
Esclusa dunque la destinazione alberghiera: «La nuova governance di Stefano Scalera è incentrata nel riposizionarsi a metà tra pubblico e privato, per dare un giusto rendimento al quotista del fondo, ma anche per ascoltare il territorio anche a livello di sostenibilità e socialità», conclude il fund manager di Invimit.
Un’ipotesi di progetto c’è già, ma una volta individuata la migliore modalità di intervento, sarà incaricato uno studio di architettura per organizzare il completo restyling interno dell’edificio. Le difficoltà non mancano: la facciata è vincolata dalla Soprintendenza, gli spazi sono ampi e i soffitti molto alti. Una sfida non da poco.
Logico che la notizia di una valorizzazione dell’edificio venga accolta con soddisfazione dall’amministrazione: «Si tratta di uno dei palazzi più belli del centro storico ed è un peccato che sia completamente chiuso da così tanti anni – osserva il vicesindaco e assessore all’edilizia privata – Speriamo davvero che adesso Invimit riesca a valorizzarlo, perché ovviamente arricchirebbe l’immagine di assoluto pregio di piazza delle Erbe».
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