Rapine in serie durante l’affidamento in comunità: torna in carcere e finisce a processo

Gianni Giardino dovrà rispondere di tre colpi messi a segno in provincia di Padova armato di un coltello e con il volto coperto. A chiedere il giudizio il pubblico ministero Roberti: la prima udienza è stata fissata per il 2 ottobre

Cristina Genesin
La casa circondariale dove Giardino è tornato dietro le sbarre
La casa circondariale dove Giardino è tornato dietro le sbarre

Il 6 dicembre scorso avrebbe messo a segno una rapina nel supermercato Alì di Monselice, in via Squero, armato di un coltello mentre stava scontando la condanna, ormai verso il traguardo finale, in affidamento in prova nella comunità Sine Modo di Tribano. Un affidamento vissuto in totale dispregio delle regole tanto da coltivare anche una relazione sentimentale con una volontaria del carcere.

Ora l’inchiesta su Gianni Giardino, 38enne barese protagonista una decina d’anni fa a Innsbruck di una rapina che gli aveva fruttato 150 mila euro, ha fatto emergere ben altro, una carriera da rapinatore seriale. Prima di quel 6 dicembre, infatti, gli sono contestate altre tre rapine a distanza di pochi giorni l’una dall’altra.

Tanto che il pm Benedetto Roberti ha chiuso l’inchiesta e ha spedito l’uomo davanti al tribunale con una richiesta di giudizio immediato: l’udienza è fissata per il 2 ottobre e, nel frattempo, Giardino (difeso dall’avvocata Francesca Betto) è tornato dietro le sbarre della casa circondariale di Padova. Le accuse di cui dovrà rispondere? Rapina aggravata dall’aver agito con il volto mascherato, impugnando un’arma e per di più violando le regole della misura alternativa.

Il 5 settembre scorso il tribunale di Sorveglianza aveva concesso a Giardino di trascorrere gli ultimi otto mesi della condanna definitiva nella comunità di Tribano con una certa libertà di movimento nella fascia oraria dalle 6 alle 20. Tuttavia in comunità non sarebbe stato uno stinco di santo: un altro ospite avrebbe lamentato di essere stato da lui derubato. Spesso, peraltro, si allontana in bicicletta. Ed è con quel mezzo che sarebbe andato a fare il “lavoro” di rapinatore il 24 novembre scorso, intorno alle 6 e 50 di mattina, a Monselice in via Trento e Trieste 56: nel mirino il bar Fortuna vicino alla stazione ferroviaria gestito da un signora cinese, costretta a consegnare 120 euro sotto la minaccia di un coltello.

Il 29 del mese, alle 19.10, volto coperto da un passamontagna e mani infilate nei guanti, avrebbe minacciato una commessa della catena Tigotà, nel negozio di Conselve in via Padova, puntandole sempre un coltello al collo: bottino 754, 58 euro. Il 3 dicembre scorso il trasferimento a Padova dove alle 13.15 del 3 dicembre avrebbe rapinato la cassiera del supermercato Alì, in via Tre Garofani, ancora una volta puntandole un coltello (bottino 800 euro). Le inchieste sui colpi vengono affidate ai carabinieri dell’Aliquota operativa di Padova e dei colleghi di Abano.

Dalle telecamere di sorveglianza si arriva all’identificazione di Giardino che, nel frattempo, viene sospettato della rapina del 6 dicembre scorso eseguita a poca distanza dal b&b dove, il giorno stesso, si era intrattenuto con la volontaria di un’associazione attiva in carcere, convinta della buona fede dell’uomo. E, forse, anche dei suoi sentimenti. 

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