I simpatizzanti del partito Capibara in raduno a Padova: «Un mondo libero dal ricatto del lavoro»
Appuntamento ai Giardini dell’Arena per i gratuitisti: «Non vogliamo eliminare il lavoro, ma va risignificato, si può lavorare bene realizzando noi stessi»

Ecco gli slogan. «Un mondo libero dal ricatto del lavoro» «Vogliamo un’esistenza bella». Vita chill, direbbero i più giovani o del fancazzeggio, i boomer.
Davide Dibitonto, 31 anni, due lauree, di Salò «si lo so fa ridere», ma da tanti anni a Padova, parla a macchinetta, sa quello che dice. Stile tra pr e santone, look vacanze a Saint Tropez. «Aspetta, aspetta che faccio una storiella sui social così arriva più gente» dice. E la gente è arrivata.
Ieri, mercoledì 24 giugno, nel tardo pomeriggio, nei Giardini dell’Arena, è andato in scena il primo raduno padovano gratuitista: quelli che sognano un futuro con meno lavoro e più tempo per vivere.

Un incontro per discutere di una possibilità apparentemente scandalosa: lavorare meno. Molto meno. Forse il meno possibile.
È il popolo del partito Capibara, quel simpatico mammifero che in Argentina, durante il Covid, ha invaso le case dei ricconi per nuotare nelle loro piscine.
Una novantina di persone. Soprattutto studenti universitari fuori sede. Birretta, ghiaccioli, sigarette. Infradito, capelli colorati. La sinistra radicale.
Dibitonto li ha radunati in cerchio. «È un appuntamento collettivo al buio» dice. «Nessuno si conosce con nessuno». «Grazie di essere qui». L'atmosfera è rilassata. Fin troppo, verrebbe da dire.
Il cerimoniere alla premier Meloni risponde «con un ventaglio a forma di anguria» che sventola animatamente. «Vannacci? Vannacci è il contrappeso a destra che serve per far scivolare l’apocalisse in cui ci troviamo verso un chiaro nazismo. Noi siamo il contrappeso radicale a sinistra, che rivela un nuovo immaginario rispetto al pensiero capitalista».
Ecco i principi: «Rivelare che viviamo nell’abbondanza, che possiamo rivendicare 24 ore di lavoro a settimana, 1.560 euro di salario minimo, la gratuità dei sei bisogni fondamentali (casa, utenze, trasporti, cibo, salute, cultura e istruzione) per respirare, per vivere come un capibara, lavorare se si vuole con più passione, per prendersi cura di se stessi». Giuseppe, 47 anni, è scettico: «No, non ci credo, il mio è un pomeriggio utopico. Punto».
Il gratuitivismo italiano nasce dall’acceleratismo di sinistra del Regno Unito. Le idee sono quelle post-lavoriste. Bertrand Russell nel 1932 scrisse “Elogio dell’ozio”.
Dibitonto lo spiega nei dettagli. «Immaginiamo un mondo nuovo, visualizzatelo, concentratevi». “Si può fare” direbbe il dottor Frederick Frankenstein. «L’intelligenza artificiale spazzerà via il 40% della forza lavoro e noi siamo qui a sgobbare 12 ore al giorno» aggiunge. Eusebio, siciliano, una laurea in lettere, non vuole dire il cognome, si toglie il cappello, si volta e mostra alcune chiazze di alopecia.
Anni fa ha perso barba e capelli: «Pesavo 15 kg in più, lo stress da lavoro per poco mi uccideva».
Dibitonto parla di iperstizione, concetto di Mark Fisher: «Un’idea che si trasforma in realtà perché la gente ci crede tanto». «Per me è un’ossessione». Il mutuo, l’affitto? «Sono una rapina».
Fonderanno il partito. Vogliono arrivare in Parlamento «e fare la rivoluzione». «Ci servono 120mila firme. Prima le raccoglieremo on line sul sito del partito Capibara con tutti i programmi e le progettazioni tecniche che abbiamo definito nei minimi dettagli. Puntiamo al milione».
Il primo ottobre, edito da Transeuropa,«uscirà la nostra Riforma delle 24 ore. A marzo pubblicheremo la Riforma della sanità».
«Avremo nomi e cognomi, andremo dal notaio, nascerà il partito, cominceremo con i banchetti, purtroppo cartacei. Raccoglieremo le firme che ci serviranno per candidarci e irrompere».
Dibitonto si occupa di ottimizzazione dei processi produttivi, «entro nelle aziende e installo intelligenza artificiale e digitalizzazione» racconta «siamo già nella piena automazione, tutto quello che indossiamo e utilizziamo è fatto al 90% dalle macchine. Non vogliamo eliminare il lavoro, ma va risignificato, si può lavorare bene realizzando noi stessi, per la comunità, per soddisfare le nostre passioni. Nel 1920 la settimana lavorativa è stata ridotta a 48 ore. Nel 2026 ne abbiamo 40, ma vi pare che in 106 anni di sviluppo tecnologico abbiamo ridotto solo di 8 ore al dì? È anacronistico».
Applausi dal pubblico. «Serve un progetto politico che alteri completamente la concezione della realtà».
«Noi vogliamo la ricchezza del mondo per godere della vita. Finalmente abbiamo il partito delle coccole. Della società della cura che non chiede un prezzo». Altri applausi.
Gianna, ha 25 anni, studia psicologia, t-shirt e sneakers: «Ho letto l’invito su Instagram, sì, seguo il partito Capibara, mi interessa come proposta alternativa, la vita è invivibile».
«Sono nordofilo, ho frequentato la Scandinavia dove tutto funziona: qualità della vita, welfare sociale» continua il giovane di prima, stressato dal lavoro «In Italia se non fai gli straordinari significa che non ci tieni. A Copenaghen se lavori mezz’ora in più ti guardano male».
Seduta in cerchio c’è anche l’ex assessora al sociale Marta Nalin: «Pura curiosità» sembra giustificarsi.
«Curiosità per questo capibara, è attraente» aggiunge Paolo. «Se siamo la risposta a Vannacci? Non so chi sia. Lo scriva, lo scriva».
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