Piazza Rabin, l'appalto nel mirino dell'Anticorruzione

PADOVA. Il primo (e finora unico) project financing di Padova finisce nel mirino dell’Autorità anticorruzione, diretta da Raffaele Cantone. Ha avuto effetto la segnalazione inviata alcuni mesi fa dal deputato dem Alessandro Naccarato, perché dall’Anac nei giorni scorsi è arrivata a Palazzo Moroni una lettera di richiesta di tutti gli atti sulla riqualificazione di piazza Rabin e del frontone dell’ex foro boario in Prato della Valle.
La richiesta dell’Anac. Il progetto è noto e dovrebbe essere pronto nell’estate 2018: all’interno del frontone ci saranno un supermercato Despar, cinque negozi e un ristorante-enoteca con vista sull’Isola Memmia. In piazza Rabin un nuovo parcheggio gestito da privati, con 490 posti auto e 40 stalli per i pullman. Tutto realizzato in project financing: costruzione, gestione e proventi saranno in mano ai privati.
Ma quello che un gruppo di imprese si appresta a realizzare (l’area è stata “cantierata” poche settimane fa) non è lo stesso progetto approvato nel 2008, in cui era previsto un parcheggio interrato da 600 posti e una spesa di 17.038.500 euro. La gara pubblica nel 2011 era stata vinta dall’associazione di imprese formata da Parcheggi Italia spa, Cavagnis costruzioni srl e F.lli Gallo srl, che poi si sono unite nella Parcheggio e immobiliare Prato della Valle srl (in cui a fine 2015 sono entrate le società Fincomp e Fincomp plastic, riconducibili alla famiglia Pavin). È proprio sulle motivazioni del cambio di progetto che l’Anac vuole fare chiarezza.
Project non sostenibile. Nell’aprile 2016 la giunta Bitonci dà il via libera a un accordo transattivo con la società per modificare il progetto. E il 27 settembre arriva l’ok definitivo: il costo dei lavori si abbassa a 8.194.340 euro ma il Comune otterrà il 14% dei ricavi (anziché il 13%) e la concessione durerà 39 anni anziché 45. Una scelta che appare tutta politica non supportata da un parere tecnico che certifica la non sostenibilità economica del progetto originario.
È Massimo Bitonci, nella delibera da lui presentata (e approvata il 17 dicembre 2015) a spiegare perché il progetto originario è ritenuto non attuabile: «La realizzazione di parcheggi interrati comportano (sic) costi eccessivi rispetto alla rifunzionalizzazione di quelli esistenti». Atto controfirmato dal segretario generale Lorenzo Traina.
Il segreto di Pulcinella. Che il progetto originario non fosse più economicamente sostenibile, viste le mutate condizioni dovute alla crisi economica, era una “segreto di Pulcinella” a Palazzo Moroni. Ma nessuno voleva fare il primo passo: né l’amministrazione per non esporre l’ente pubblico al rischio di una richiesta di risarcimento, né i privati per non perdere i diritti acquisiti con la vittoria della gara per il project.
L’atto di Bitonci e Traina avrebbe così posto le basi per la richiesta da parte dell’impresa di una penale pari al 10% dell’importo dei lavori. Un rischio che ha poi giustificato l’accordo transattivo. Con un particolare: il parere favorevole di regolarità amministrativa dell’accordo è firmato dal segretario generale Lorenzo Traina e non dal caposettore Appalti Paolo Castellani.
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