Pierluigi Castellani, una scia di precedenti culminati in un delitto

Preso il rapinatore seriale. Era appena uscito dal Due Palazzi: nel 1998 ha ucciso il gestore di un’area di servizio a Casalmaggiore, in Lombardia. Ma sulle rapine agli inquirenti ha confessato solo l’aggressione di via San Biagio

PADOVA. A novembre del 1988, all’età di 27 anni, ha ucciso il gestore di un’area di servizio con tre colpi di pistola. Fatti avvenuti a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, dove Pierluigi Castellani è nato e cresciuto e dove ha “collezionato” i primi precedenti penali (tra cui figura anche la detenzione illegale di armi). Quella barbara uccisione gli è costata 12 anni effettivi trascorsi nel carcere al Due Palazzi di Padova, dove nel 2000 ha preso anche un riconoscimento per un corso sui lavori in carcere.

Quando è stato rilasciato Castellani ha deciso di buttarsi nel mondo dello spaccio di droga. E non gli è andata bene, perché nel 2009 è stato arrestato nuovamente a Gorizia con mezzo chilo di hashish. Era uscito lo scorso mese di marzo e aveva deciso di sbarcare il lunario così.

Tuttavia gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Roberto D’Angelo, hanno ancora da lavorare parecchio per concludere una serie di accertamenti tecnici e definire in modo inconfutabile un quadro indiziario “forte” in grado di reggere nel corso di un processo. Ieri il pm ha chiesto la convalida del fermo del cinquantaduenne per l’aggressione in via San Biagio (le accuse sono di rapina e di lesioni volontarie), sollecitando l’applicazione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere anche per l’episodio di via Tirana del 25 ottobre. Contestate tre aggravanti, alcune previste nell’ultimo decreto sicurezza dell’agosto scorso: fatti commessi in luoghi tali da ostacolare la difesa (non c’era alcuna possibilità di nascondersi per la vittima), fatti commessi anche su ultra 65enni, e fatti compiuti ai danni di persone che avevano appena compiuto un accesso al credito (il prelievo al bancomat).

Nessun dubbio per la rapina in via Tirana. Il 25 ottobre la telecamera dell’ex caserma dei carabinieri di via Brigata Padova inquadra Iris Grigoletto fino al punto in cui la pensionata svolta e imbocca via Tirana, palcoscenico del dramma. Castellani è dietro a lei, anzi la segue accelerando il passo appena la signora s’infila nella strada dove viene colpita con un sasso in testa. Intanto è già stato programmato il riconoscimento fotografico con le vittime, chiamate a identificare il rapinatore seriale, mentre per la rapina del 12 ottobre a Ponte di Brenta (ai danni di Olivia Bortoletto, finita all’ospedale e sottoposta a un delicato intervento in neurochirurgia) il magistrato ha ordinato una consulenza medico-legale. L’obiettivo? Capire se il colpo inferto potesse essere in grado di uccidere la donna. L’ipotesi di reato, infatti, potrebbe trasformarsi in tentato omicidio.

Castellani ha due pagine di precedenti penali: oltre allacondanna a 18 anni (ma 12 effettivi passati dietro le sbarre) per l’omicidio avvenuto durante la rapina del 1988 rapina, nell’aprile 2010 a Monfalcone era stato condannato (in primo grado) a 6 anni e 8 mesi per spaccio di hascisc, inoltre ha diversi precedenti per rapina e porto d’armi. Martedì, appena fermato, in una stanza della questura sottoposta a intercettazione ambientale Castellani ha ammesso la rapina di via San Biagio, spiegando di essere andato sull’argine del Piovego e di aver gettato nel canale il bastone, con cui aveva colpito Adriano Fruscalzo, e il suo portafoglio.

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