Piron «spara» sul quartier generale

Immerso nei boschi della Val di Fassa con la famiglia, non smarrisce il sentiero di Civitas. Claudio Piron, 50 anni, ex presidente delle Acli e consigliere della Camera di commercio, è assessore dal 2004: «Mi sono iscritto al Pd. Prima non ho avuto tessere. L’ho scelto, quando è nato. E non mi sono pentito di coltivare la speranza dell’Ulivo...».
E di far politica dagli uffici di palazzo Moroni?
«Tanto meno. Mi spendo volentieri con Libera, Avviso Pubblico, Diritti più umani e tante altre associazioni. Legalità, memoria, giustizia sono temi cruciali in una città di giovani, studenti, universitari. Cerchiamo di far crescere valori positivi anche attraverso la musica o i writers che dipingeranno cabine Enel in tutta la città...».
Giovani « provocatori»?
«Devono esserlo. Il futuro è loro: ci costringono a migliorare e, con una fatica immensa, a 20-25 anni provano ad essere protagonisti delle novità».
Quella che stenta a crescere nel centrosinistra con la «staffetta» Zanonato-Rossi?
«Seguo il dibattito nel mattino e ancor più interessati sono gli elettori. Devo osservare che Ruzzante, segretario cittadino, ha parlato di un accordo Giaretta-Zanonato capace di reggere nelle urne. Mi pare che Piero guardi soltanto indietro: l’intesa risale al 1992».
Equilibri dettati dalla politica post-Dc e post-Pci?
«Nel frattempo è morta la Prima Repubblica, sta morendo anche la Seconda con Monti e sono spariti tutti i partiti di allora tranne la Lega».
Ruzzante sbaglia?
«Allora era segretario del Pds, oggi lo è del Pd. Mi sento di suggerirgli di provare a guardare avanti...».
Al «nuovo» Pd oltre Quercia e Margherita?
«Il Pd vitale, interessante e partecipato è stato quello delle Primarie. Lo confermavano i numeri degli iscritti. Nascevano circoli dove non c’erano, come a Montà. Ecco, oggi a Padova la vera sfida è tornare ad essere “interessanti” per i nostri simpatizzanti ed elettori».
Cioè fare le Primarie?
«Lo hanno esplicitamente chiesto 150 firme raccolte nei circoli. Se lo aspetta la nostra gente, il popolo che fa la fila alle “sue” urne. Vuole partecipare, esprimersi, decidere».
E dunque?
«Mi chiedo: il Pd padovano le vuole davvero le Primarie? Aperte oltre la cerchia degli iscritti, che sono pochissimi? Se siamo capaci di organizzare 20 feste, possiamo fare anche le Primarie. Piuttosto: possiamo permetterci di non farle?».
Altrimenti?
«E’ già scritto. La soglia del 50% di astensionismo, i consensi a Grillo, le analisi puntuali di Ilvo Diamanti».
È la fuga dalla politica...
«Ma non dalla partecipazione, se solo con Internet si raccolgono così tante firme per il referendum sull’indennità dei parlamentari».
Sta tramontando il decennio della giunta Zanonato?
«E’ finita un’epoca. Vale per Zanonato, ma anche per i partiti autosufficienti».
Non basta amministrare?
«Ponti, Prg, strade rischiano di essere solo ingegneria. Contano i legami generati in un comunità. L’anima vera, la sola amalgama che tiene insieme i pezzi in crisi come l’attuale»
La sua esperienza?
«Messa seriamente a disposizione. Ci cercano da Venezia, dalla Lombardia, dal Piemonte. Abbiamo riformato la gestione delle scuole senza stravolgimenti nè tagli lineari. Con equità, responsabilità, compartecipazione».
Nel 2003 il terzo settore era “sceso in campo”. E oggi?
«Eravamo un gruppo di persone, perché l’autonomia delle associazioni non va mai minata. Ora bisogna riscrivere un po' tutto. I partiti, t utti i partiti, non devono decidere da soli».
Potere al popolo sovrano?
«Come recita l’articolo 2 della nostra Costituzione. Non a caso i padri della Repubblica definiscono i partiti come strumenti e riconoscono nelle organizzazioni sociali e civili la vera cellula della democrazia».
Cittadinanza attiva?
«Lo scettro va restituito, insiema alla sovranità. Per le scelte difficili e pesanti, è indispensabile il vero consenso». (e.m.)
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








