«Più alberghi e un nuovo conservatorio. Ma la sfida è sistemare il Pp1 e l’ex Ifip»

Il sindaco Giordani non si culla sui consensi di metà mandato e rilancia: «Nel 2020 chiudiamo per l’Iris e per la Prandina»

PADOVA. Ha consensi in crescita e prospettive di vittoria elettorale contro qualsiasi ipotetico sfidante, riscuote apprezzamenti perfino per le scelte più rognose - leggi tram o ztl - e anche tra chi vota a destra. Dunque non c’è da sorprendersi se Giordani, con il sondaggione di metà mandato ancora caldo, si presenta di ottimo umore al tradizionale appuntamento del panettone con i cronisti. Si coccola Lorenzoni, dribblando tutte le domande sulla successione del suo vice qualora si candidasse in Regione, e regala carezze agli assessori («Tutti bravissimi, voi non sapete quanto andiamo d’accordo»). Ma è per la città che trova le parole più affettuose: «È bellissima, piena di gente e serena. Me lo dicono tutti che adesso si vive in un altro modo. Il Cantanatale di ieri, poi, ha dimostrato quanta voglia di partecipazione c’è in giro».

le sfide

«Come mi spiego questi consensi? Con il fatto che io non cerco consensi», risponde, con un paradosso. Che poi spiega così: «Io non ho un capo politico, mi interessa la città. La gente lo capisce. Se avessi l’ansia del consenso, avrei forse fatto quelle scelte in corso Milano? Semmai, lo ammetto, speravo di fare di più. Ma la burocrazia è terribile, ci fa essere molto più lenti». È un attimo parlare dei propositi per l’anno prossimo: «Chiudere le partite del Pp1 e dell’ex Ifip», attacca il sindaco, senza esitazioni. «Sono due buchi neri insopportabili. E poi completare l’operazione del parco Iris, cioè lo scambio con le palazzine al Boschetti. E ancora: avviare i lavori della nuova linea del tram. E definire il futuro della Prandina, che sarà un’operazione di buon senso. Sappiamo che non sarà né tutta un parco né tutta un parcheggio». Poi, siccome è proprio di buon umore, si lascia andare: «Approfittiamo di questo momento così felice per la città per andare avanti di slancio. A marzo o aprile firmiamo l’accordo di programma per l’ospedale. La questione della Pediatria, invece, ormai è definita. E dai quartieri mi arrivano bei segnali, ma faremo di più dove c’è bisogno».

il sogno

Che sia una specie di momento magico, gliel’hanno detto in tanti, perfino il prefetto qualche giorno fa. «E a chi dice che il sondaggio ce lo siamo autoprodotti, non so neppure cosa rispondere», dice Giordani. «La verità è che c’è una grande sintonia istituzionale, lavoriamo bene con il vescovo, con le forze dell’ordine, con il prefetto, con le categorie economiche. E io faccio bella figura perché ho una squadra valida». Ma c’è da fare ancora tanto. «E io come prima cosa vorrei che fossimo capaci di aumentare la capacità ricettiva della città. Oggi non ci sono abbastanza alberghi, mentre il turismo cresce, a conferma del fatto che Padova è sempre più attrattiva».

le promesse

C’è la stazione da sistemare, che vuol dire - più in generale - risolvere un problema annoso di sicurezza. «L’illuminazione, i controlli di vicinato, gli interventi sociali stanno risolvendo tanti casi difficili», dice Giordani riferendosi soprattutto al tema dello spaccio di droga. «Però a monte c’è un altro problema: ci sono troppi consumatori. C’è gente che va a comprare la droga con i figli al seguito». Però è su un altro progetto che il sindaco di sbilancia davvero: «Risolveremo il problema del conservatorio e dell’auditorium. È assurdo che 900 studenti e un centinaio di docenti stiano in quell’edificio fatiscente. Costi quel che costi, daremo loro una sistemazione migliore. La Fondazione Cariparo, con Messina, Finotti e Muraro, ci ha fatto una promessa (palazzo Foscarini, ndr) e io sono sicuro che sarà rispettata. E piazza Eremitani a quel punto diventerà ancora più bella». —
 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova