«Pornostar: meglio piccola e magra» Parola di Anna, regina dell’hard

Leviamoci dal bigottismo dannoso, il sesso è naturalezza. Orbene. E se ne deve parlare togliendo a uno a uno i paletti del pudore. Sesso è anche studio. Le infinite sfaccetture della pratica...
Di Gian Paolo Polesini

Leviamoci dal bigottismo dannoso, il sesso è naturalezza. Orbene. E se ne deve parlare togliendo a uno a uno i paletti del pudore. Sesso è anche studio. Le infinite sfaccetture della pratica implicano una serie di approfondimenti cinematografici, sociali e pure politici, perché no.

E FilmForum - sponda goriziana - sotto l’insegna dei porn studies scava nelle cause e negli effetti, analizzando il valore antropologico della storia, non fermandosi alla superficialità dell’immagine. C’azzecca il festival con l’invito, accolto, ad Anna Span, regista hard e non proprio un unicum nel mondo, contraddicendo una logica che vuole l’uomo dietrola cinepresa se sul set si gioca pensante. Eppure la giovane britannica si toglie dal gruppo per aver, sin dall’inizio, voluto fortissimamente cambiare la soggettiva: non più donne oggetto di sguardi, bensì più maschi a farsi guardare. Un hard femminista, per coniare il termine, non per questo più trattenuto, fornito però di volgare eleganza ed estrema cura del particolare. D’altronde il sondaggio chiarifica: «Oltre il 30 per cento di signore e signorine consuma pornografia». Attenzione alle acque chete. Le più sveglie.

Lady Anna si laurea in belle arti e «subito intravedo una possibilità che dia slancio alla mia irrefrenabile fantasia sessuale», ammette.

In Italia siamo indietrissimo su certe faccende.

«Il vostro Paese tende ad assegnare degli stereotipi, dalla velina alla casalinga e mi sembra di rivivere l’Inghilterra degli anni Settanta».

Si dibatte parecchio sulla ventilata scure della comunità europea sul web più hot. Che succederà?

«Non penso si arriverà all’oscuramento, così com’e avvenuto nell’area musulmana. Le voci alte dei conservatori non riusciranno nell’impresa. Da noi, anzi, vince l’apertura al panico. Cambiano i costumi, semmai. La pornografia è innocente se vissuta dalla coppia. Da voi, invece, si preferisce tradire. “Il porno è la democrazia del corpo”, diceva Jaques Lacan. Il piacere determina spesso il potere della persona».

Siamo curiosi, Anna. Ci apre la porta di un suo set di posa?

«Preferisco la normalità agli eccessi. Non vedrete mai donne dai grandi seni o uomini con attributi esagerati. Anzi, un’indagine ha rivelato l’identikit della pornostar più desiderata: piccola, magra e mora. Prediligo la bellezza dei canoni classici non quella dirompente e rifatta. E indugio di più sul maschio».

Il mercato dove Anna Span fa valere la sua potenza di regista nonché di produttrice?

«I miei prodotti gravitano su "Olanda dusk tv", un canale satellitare a luci rosse riservato alle donne, oppure sul mio sito. E in dvd, naturalmente».

La raffinatezza dei suoi film richiede una storia, spesso secondaria se l’effetto desiderato è l’anatomia in primo piano.

«Agisco su un duplice binario di sceneggiature: diciamo quella più complessa e molto legata alla realtà pretende una trama solida, al contrario dell’altro filone ben più annacquato dalla fantasia».

Quali doti servono per passare un provino?

«Ricevo moltissime foto. Agli uomini richiedo corpi nudi ed eccitati. Molti si fanno immortalare senza la testa, forse per timidezza o perché vogliono esaltare il proprio sesso. Sbagliato: a me il volto interessa eccome».

Si diventa ricchi col porno?

«Forse un tempo. Adesso con la pirateria imperante e l’hard casalingo, molto meno».

Ci scusi, Anna. Lei e il sesso privato?

«Ho faticato molto a separare le questioni. Alle volte mi soffermavo a pensare alle inquadrature, pensi lei. Adesso molto meglio, mi sento finalmente libera».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova