Prima una sepoltura poi il tumulo sparito È misteriosa l’origine del nome di Tombolo

Fino a cinquant’anni fa c’era un sepolcro nello stemma Poi sostituito dall’olmo sulla sommità di una ghiacciaia
BELLUCO-FOTOPIRAN-TOMBOLO-ORATORIO SANTA MARGHERITA ONARA
BELLUCO-FOTOPIRAN-TOMBOLO-ORATORIO SANTA MARGHERITA ONARA

francesco jori

Come biglietto da visita, una tomba non è decisamente il massimo. Eppure è proprio con questa immagine fissata nello stemma ufficiale del paese che Tombolo si presenterà a lungo, addirittura fino alla metà dell’Ottocento, nella diffusa convinzione che da lì derivi il proprio nome, per via della supposta esistenza in passato di un vasto cimitero: le raffigurazioni dell’epoca ci propongono una tomba in campo azzurro, sostenuta da una colonnetta sopra un basamento di mattoni rossi, e pure con due cipressi ai lati, tanto per sgombrare il campo da possibili equivoci interpretativi.

Si cambia strada solo a fine anni Sessanta del secolo ormai scorso, facendo leva su una diversa interpretazione dell’etimologia della parola Tombolo: che stavolta si vuole derivare da una montagnola artificiale (“tumbulo”) esistente fino al 1939 e destinata tra l’altro a conservare generi alimentari, sulla quale si ergeva un olmo secolare, alto dai 13 ai 15 metri; ed è proprio quella pianta, scomparsa assieme al livellamento del “tumbulo”, ad aver sostituito nello stemma araldico del paese la lugubre tomba.

Agli alberi, d’altra parte, sembra essere legata l’origine stessa del centro abitato, in particolare per la sua parte più antica, quella dell’odierna frazione di Onara: nome che deriva dalla massiccia presenza di ontani (nel dialetto locale “onàri”), e che compare per la prima volta già nel 972, in un diploma che reca l’autorevole firma dell’imperatore Ottone I.

la roccaforte

La località è destinata a diventare famosa perché rappresenta la roccaforte di una famiglia che sarà al centro delle turbolente vicende venete dell’intero Duecento, quella degli Ezzelini, che qui possiedono un castello rilevato nel 1036 da un personaggio di origine tedesca, Ezzelo di Arpone, che lo acquista da Corrado II il Salico. Un nome “Ecilo” compare in una citazione del 1076, per diventare “Ecili de Aunaria” nel 1090, e infine “Eccelino da Romano” nel 1198. In quest’ultima dizione, come si vede, è cambiato il nome della località, spostandosi appunto nell’attuale vicina Romano d’Ezzelino, nel Bassanese. Il trasloco si deve al fatto che proprio in quell’anno le truppe padovane, impegnate in un’aspra guerra contro gli Ezzelini, hanno distrutto il loro castello di Onara, conservandone le pietre, con le quali nel 1220 erigeranno parte delle mura della nuova località fortificata di Cittadella. Ma si ritroveranno tra i piedi il più determinato e spietato della dinastia, Ezzelino III, che conquisterà la stessa Padova e la terrà in suo potere per un ventennio.

la decadenza

A quel punto in ogni caso Onara decade, riducendosi a un piccolo villaggio ai margini di un’ampia palude attraversata dal Tergola, oggi diventata area naturalistica, ricca di specie animali e vegetali e di risorgive; c’è anche una chiesetta, intitolata a Santa Margherita, e che rappresenta ciò che rimane dell’antico complesso ezzeliniano centrato attorno al castello. Quanto a Tombolo, si tratta di una parte della Valle di Agredo di cui risulta titolare già prima dell’anno Mille, in seguito a una donazione, il vescovo di Treviso, e che rappresenta anche il confine occidentale del territorio della diocesi: una situazione singolare che si protrae anche oggi, con Tombolo che continua a far parte di quella trevigiana, mentre Onara rientra nella giurisdizione ecclesiastica padovana. Si tratta agli inizi di un villaggio rurale di modeste proporzioni, dipendente assieme a Galliera dalla pieve di Luparo (l’odierna San Martino di Lupari), da cui diventerà autonoma nel 1425. —

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