Quell’ultima stoccata d’oro ad Atlanta ’96

Le mie terze e ultime Olimpiadi, quelle di Atlanta 1996, rappresentano il momento più intenso, sofferto e gratificante della mia carriera sportiva. La delusione per l’esclusione dal ruolo di titolare e il dover rinunciare alla competizione individuale dopo che nel quadriennio precedente avevo messo al collo una medaglia d’oro e una di bronzo proprio nelle prove individuali dei Campionati del Mondo mi avevano seriamente fatto riflettere sull’opportunità o meno di accettare tale ruolo e di conseguenza partecipare comunque con impegno a tutti i collegiali estivi con la Nazionale. L’alternativa era lì, a portata di mano, facile: mettere la parola “fine” a un percorso sportivo già ricco di soddisfazioni, partire, andare in vacanza con mio marito Andrea e poi ricominciare assieme dalla nostra vita, oppure... Oppure difficile, sentire che un cerchio non si lascia aperto ma si deve chiudere, e si completa sempre quello che si comincia, soprattutto se aveva assorbito tante, quasi tutte le mie energie sempre, ma mi aveva dato anche tante gioie e soprattutto reso quella che ero, una donna anche cocciuta. Decisione presa, mi alleno e mi faccio trovare pronta se ci sarà bisogno nella gara a squadre. Grazie ad Andrea e alla pazienza del mio maestro Giovanni Bortolaso, mi sono allenata e sono partita con il magone per queste Olimpiadi così lontane dal cuore, vissute quasi in disparte, riserva fuori dal Villaggio, entrata di straforo con le altre riserve alla cerimonia d’apertura... sfilato con la Jamaica! Poi l’imponderabile, la compagna che s’infortuna nell’individuale, io che vengo intercettata al rientro da una corsetta “per non pensare”. Tutto cambia: catapultata dentro al Villaggio, interviste, lezioni importantissime con il maestro della Nazionale, imbarazzo e lacrime, tante lacrime. Poi le parole delle mie compagne Giovanna (Trillini) e Valentina (Vezzali) e del ct che mi chiedevano di mettere tutto da parte, io che dicevo di essere pronta a riprendere le mie responsabilità, pronta al ruolo di capitana e di chiusura negli incontri con le varie squadre, il mio ruolo da tanti anni. È andato tutto bene, medaglia d’oro con stoccata finale mia, siamo state squadra come sempre dentro e fuori la pedana, Diana (Bianchedi) ci ha sostenuto dalla sua sedia di sofferenza, alla fine ci siamo abbracciate tutte in un’emozione che non dimenticheremo. Lo sport deve unire, sempre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








