Radar Festival, interviene Bitonci ed è pace: "Si farà a Padova nel 2015"

PADOVA. Con un autentico colpo di scena è intervenuto direttamente il primo cittadino Massimo Bitonci a risolvere la vicenda del "Radar Festival", dopo le polemiche tra gli organizzatori e l'assessore alla sicurezza Maurizio Saia. Ha preso in mano il telefono e chiamato gli organizzatori, con cui ha dissipato le incomprensioni e concordato di organizzare la prossima edizione del festival a Padova. Un gesto, quello della chiamata del sindaco, che evidentemente ha sembra aver convinto gli imprenditori di Radar Live srl di una possibile collaborazione. Anche se in un successivo comunicato gli stessi organizzatori si mostrano cauti, parlando solo di un primo contatto telefonico e di un incontro per capire le intenzioni dell'amministrazione.
Ecco il post su Facebook con la dichiarazione di Massimo Bitonci.
La precisazione del Radar Festival. Ecco la precisazione degli organizzatori del Radar Festival sull'appuntamento con il sindaco e l'assessore Saia.
Bettin (Pd): "Resta una pessima figura dell'amministrazione". "Se il Radar resterà a Padova nel 2015 mi fa grande piacere come immagino a tanti appassionati di musica, amanti di una città viva", è il commento del segretario provinciale del Pd Massimo Bettin, che non rinuncia però alla polemica con il primo cittadino: "Quanto all'inversione e U di Bitonci di è inutile raccontarci la storia dell'orso scaricando colpe sul passato. Ha semplicemente dovuto prendere atto dopo ben 3 comunicati di Saia dai toni intollerabili che il suo assessore alla sicurezza è totalmente inadeguato e ha rivolto agli organizzatori rozze offese. Quindi è stato obbligato a correre rapidamente ai ripari zittendolo di brutto. Una figura barbina".
La manifestazione organizzata su Facebook. Dopo la vicenda Radar Festival era stata organizzata una manifestazione per chiedere le dimissioni di Maurizio Saia, accusato di aver voluto affossare la manifestazione «per motivi politici», costringendo gli organizzatori ad andare via. L’appuntamento è per domani sera alle 18 davanti a Palazzo Moroni: il tam tam si è sviluppato in rete, attraverso un evento su Facebook che ha già raggiunto oltre 1.500 adesioni. Quante di queste si tradurranno poi in effettiva partecipazione in piazza è da vedere.
L'adesione di Padova 2020. Di certo è arrivata l’adesione alla manifestazione di Padova2020, che annuncia anche un’interrogazione in consiglio comunale sulla vicenda. «È in corso una singolare gara tra il sindaco Bitonci e l'assessore Saia a chi è più”sceriffo”. Una gara tra due ego molto importanti, tutta mediatica, e con pochi (se non nessuno) risvolti concreti sulla sicurezza chiesta giustamente dai padovani», sottolinea il consigliere Francesco Fiore. «Questa settimana a farne le spese è stato il Radar Festival, vittima praticamente di “stalking” da parte dell'assessore Saia che ha sollevato un caso sul nulla con parole molto pesanti nei confronti dei giovani organizzatori e, cosa ancora più grave per un amministratore, riportando fatti non veri. Padova non deve rinunciare ad iniziative come il Radar, che per qualche giorno all'anno riqualificano e rendono viva un'area altrimenti degradata, e insicura, della città, che attirano migliaia di giovani da tutto il Veneto rendendo una zona morta della città più viva e dunque più sicura».
Saia: "Sono bugiardi e ignoranti". Non si tira indietro nella polemica l'assessore alla sicurezza Maurizio Saia che risponde con un post su Facebook, ribadendo la sua verità. E cioè che il Festival era fuori norma e ha messo a grave rischio la sicurezza dei partecipanti. Con un post su Facebook l'assessore è andato anche oltre, riprendendo l'accusa fatta dagli organizzatori del Radar di aver usato il Tulps, una "legge fascista" per tentare di far chiudere il Festival.

La replica del Radar: "Ci ha definito gentaglia, ne risponderà". A stretto giro di posta arriva anche un nuovo comunicato stampa della società Radar Live srl, che replica alle ultime dichiarazioni di saia. Eccolo:
"Ci troviamo costretti a replicare ancora alle parole dell'assessore alla Sicurezza Maurizio Saia comparse a mezzo stampa nella giornata di martedì 29 luglio. Nell'articolo uscito su “Il Mattino di Padova” nella data già indicata l'assessore ha riferito che “Mentre [i responsabili del Radar Festival] sabato sera incassavano soldi io giravo per gli appartamenti a verificare che le segnalazioni sul frastuono, provenienti da cittadini anziani e malati, fossero vere. Ho provato una forte rabbia e ho dovuto chiedere scusa ai cittadini come amministratore”.
"Troviamo sconcertanti, diffamatorie e menzognere queste affermazioni, visto che sabato, a causa del violento nubifragio che ha reso impossibile il normale svolgimento all'aperto dei concerti, il Radar Festival per come era stato ideato è stato giocoforza interrotto, con l'annullamento di metà dei concerti in scaletta, e le sole esibizioni delle band internazionali (i riformati ZU, gli australiani The Drones, la cantante americana Joan As Police Woman e i berlinesi Lali Puna) sono state recuperate all'interno del circolo Mame, come potranno testimoniare tutti quelli che hanno assistito agli spettacoli".
"Il Parco delle Mura era - proprio come vuole l'Assessore - deserto e, contro la nostra volontà, silente.
L'organizzazione ribadisce che nelle giornate di mercoledì, giovedì e venerdì i volumi di immissione sonora sono rimasti sotto il limite di legge e che i concerti sono terminati tutti prima della mezzanotte. A proposito del termine “gentaglia” usato dall'assessore per definirci in un altro passaggio dell'articolo, riteniamo, da cittadini e professionisti che seppur giovani operano ormai da anni nel settore, che avere un differente punto di vista sugli accadimenti della settimana scorsa non implichi la possibilità di offendere apertamente l'altra parte chiamata in causa, e che di una simile scelta l'Assessore ne risponderà".
"Ne approfittiamo inoltre con questa nota stampa per ringraziare le migliaia di persone che da tutta Italia hanno manifestato, con ogni mezzo possibile, la loro vicinanza nei nostri confronti, evidentemente sensibili e partecipi alla delicata vicenda che ci vede, nostro malgrado, protagonisti".
C'è già un evento fuori Padova: il 31 gennaio a Milano. E sempre l'organizzazione del Radar Festival ha già cominciato a spostare altrove gli eventi in vista del prossimo anno. E' già stata annunciata una data al Forum di Assago, nel Milanese, per il concerto del Mineral il prossimo 31 gennaio.
Uno degli organizzatori: "Saremmo andati via da Padova lo stesso". Infine, ancora su Facebook, uno degli organizzatore del Radar Festival, Davide De Munari, ha rivelato che anche se non ci fosse stato lo scambio incrociato di accuse con Saia, la manifestazione avrebbe lo stesso lasciato Padova. "So che può sembrare opportunistico dirlo ora, ma questo sarebbe stato comunque l’ultimo Radar Festival fatto a Padova. Era una scelta già maturata da mesi, e anche se Padova è e resta la mia casa il cambio di amministrazione mi aveva già fatto presagire che qualcosa sarebbe irrimediabilmente cambiato", ha spiegato De Munari.
"Il trattamento ricevuto, le parole di Maurizio Saia, rappresentano solamente la conferma a questa sensazione: penso di aver sempre dimostrato, nei confronti dei promoter e delle band che sono passate di qui, la professionalità, la cordialità, l’amicizia e il supporto necessario per permetter loro di suonare al meglio, e per offrirvi sempre dei concerti (nel possibile) da ricordare - ha aggiunto De Munari - Anche e soprattutto per questo, nonostante i tentativi di rallentarci, non ci siamo fermati. Come forse avrete già potuto leggere nel comunicato sulla pagina del Radar Festival, per non essermi fermato avrei infranto l’articolo 650 del Codice Penale: inosservanza dei provvedimenti delle autorità. Lasciando per un momento stare la sospetta incostituzionalità dello stesso, c’erano molti motivi per tirare dritto: oltre ad un mero discorso economico, ne andava della mia professionalità, di quello che è stato il Radar Festival fino al momento in cui mi è stata recapitata l’infrazione, ma soprattutto di quello che ancora ci aspettava. In fin dei conti, non ci ha fermato nemmeno l’acquazzone di sabato".
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