Ragazzi minacciati in centro a Padova: «Ci rubano soldi e telefonini»

I racconti ai genitori di molti adolescenti che frequentano la zona delle piazze e del Ghetto

Eva Franceschini
I portici di palazzo Monte di Pietà a Padova: in centro aumentano le aggressioni di sera
I portici di palazzo Monte di Pietà a Padova: in centro aumentano le aggressioni di sera

Sale in auto sui sedili posteriori, saluta, ma la voce esita, non è quella di M.V., 15 anni, quando conclude i sabati sera attorno alla mezzanotte. La mamma si volta verso di lui e lo scruta per un attimo. Poi prosegue il discorso che stava facendo con il compagno, ma il figlio interrompe la conversazione: «Mi hanno fermato per strada, mentre camminavo, mi hanno chiesto di aprire il portafogli. Gli ho dato i soldi che avevo e ho continuato a camminare».

La zona è quella del Ghetto di Padova, in un orario in cui le strade del centro sono ancora vivaci o, comunque, non deserte. M. è alto, con un fisico atletico e lo sguardo fiero dei giovani che non vogliono mostrare lo spavento: «Succede sempre, tutti i giorni, a qualsiasi ora, ormai è normale. A tanti miei amici è successo, e anche di peggio».

Le bande violente

Sono gruppi di coetanei che spesso si mescolano con qualche ragazzo più grande, non ascrivibili ad alcuna categoria codificata: non sono ragazzi che vivono necessariamente in situazioni di povertà economica, non sembrano provenire da condizioni di marginalità, sono in parte stranieri e in parte italiani.

Giovani che frequentano le scuole della città e della provincia, anche secondarie, e che, in molti casi, possono essere i compagni di banco di chi, poi, nei sabati sera, subisce estorsioni sotto la minaccia, tacita o meno poco importa, di essere picchiato. Passeggiando sui sampietrini, anche nell’orario dell’aperitivo, si respira un clima sconosciuto per Padova.

Le piazze sono letteralmente affollate e i tantissimi giovani si radunano a gruppetti fuori da ogni bar. Le espressioni a tratti ingenue, di alcuni ragazzini che ridono e scherzano con gli amici vicini, si alternano a sguardi più maturi di altri ragazzi che si incrociano camminando. Una contrapposizione che contribuisce a generare sentimenti di tensione, solo apparentemente inspiegabili.

Poi, però, qualcosa succede davvero: «La settimana scorsa, in piazza dei Signori, un buttafuori è intervenuto, prendendo per la maglietta un tipo che stava importunando una ragazza», racconta M.V., «Aveva rotto una bottiglia e stava iniziando la solita rissa, perché un amico della giovane si era già fatto avanti per difenderla. Noi, di solito, quando vediamo che butta male, ci allontaniamo». Erano solo le dieci di sera, la piazza era gremita di gente, in fila per il gelato, per la pizza, per un caffè.

Bloccato e minacciato

Paolo R., genitore di un ragazzo che ha appena compiuto 14 anni, racconta: «Mio figlio è stato bloccato attorno alle otto di sera, da un gruppo di ragazzi che lo ha costretto a dargli tutto quello aveva, compresi lo smartphone, l’orologio e la felpa. Quando è rientrato a casa, tremava ancora, ma non ha voluto sporgere denuncia perché temeva possibili ritorsioni. Ci ha raccontato, però, che conosceva uno dei ragazzi che lo hanno minacciato e che non avrebbe mai immaginato che girasse con giovani pericolosi».

Decifrare il fenomeno e delineare le caratteristiche dominanti di questi gruppi è difficile e questo rende ancora più complicato gestire la prevenzione: «Cosa dobbiamo dire ai nostri figli quando escono di casa?», prosegue Paolo, «In qualsiasi via della città, a qualsiasi ora del giorno e della notte, possono capitare nel posto sbagliato e subire furti o violenze. Fino ad ora non è ancora successo niente di irreparabile, ma in futuro? Altri genitori ci hanno raccontato di ragazzi che hanno tirato fuori anche il coltello. Non possiamo chiudere in casa i giovani e non è nemmeno giusto che debbano vivere il tempo libero con la preoccupazione di non riuscire a rientrare a casa sani e salvi».

 

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