Residenti esasperati dal vicino Molino

PONTELONGO. Qualcuno se n’è già andato, qualcun altro spera di farlo a breve e ha già messo in vendita la propria abitazione, confidando che il valore di mercato non continui a crollare. Chi, solo qualche anno fa, aveva scelto di prendere casa in via Gozzi e in via San Giovanni Battista, era rimasto lusingato dalla tranquillità della posizione e dalla freschezza di un nuovo quartiere in fase di costruzione.
Oggi gli scenari sono diversi e il quartiere vive in un’atmosfera di palpabile tensione. Tutto a causa del nuovo insediamento del Molino Rossetto che ha spostato parte della sua produzione dalla storica sede di via Indipendenza a un’area proprio a ridosso di case e villette. «La situazione è diventata insostenibile» denuncia un folto gruppo di residenti «per il livello di inquinamento sia acustico che delle polveri».
La storica azienda di farine, con un accordo programmatico stipulato con il Comune, sta progressivamente spostando la sua produzione in un’area che precedentemente era stata destinata a un futuro insediamento residenziale. Il nuovo stabilimento sostituirebbe quello centenario di via Indipendenza, nato a ridosso del Bacchiglione, che sarebbe demolito e l’area destinata a nuove abitazioni. Ora a dividere il quartiere dal nuovo stabilimento c’è solo un’alta siepe. «Abbiamo trascorso un’estate barricati in casa» raccontano i residenti «perché il rumore dei macchinari, che funzionano a tutte le ore, è a tratti insostenibile». Ciò che spaventa maggiormente chi abita da queste parti sono però le polveri sottili emesse dalle lavorazioni. Non solo quelle che si depositano su davanzali e terrazze, ma soprattutto quelle che vengono inevitabilmente respirate. «C’è poi il problema del traffico pesante» continuano «dei camion e dei trattori che si spostano da uno stabilimento all’altro, e del via vai delle macchine operatrici utilizzate nel cantiere in costruzione».
I residenti chiederebbero innanzitutto, come minimo, l’installazione di barriere antirumore per potere almeno dormire la notte. «Siamo abbandonati a noi stessi» constatano amaramente «perché nessuno, neppure l’amministrazione, vuole ascoltare i disagi da noi sofferti. Non ce l’abbiamo con l’azienda» concludono «ma riteniamo che per prima cosa vada programmato uno sviluppo che sia compatibile con la vita del quartiere, tutelando la sicurezza e la salute dei suoi residenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








