Luna alla Book Week: «Dare il pc ai figli non li ha resi dei geni»

Trebaseleghe, il vicedirettore Nem Paolo Cagnan incontra l’editorialista Riccardo Luna parlando del libro “Qualcosa è andato storto”

Paola Pilotto
Paolo Cagnan e Riccardo Luna a Trebaseleghe
Paolo Cagnan e Riccardo Luna a Trebaseleghe

Internet doveva renderci più liberi, più informati e più connessi. In parte è successo. Ma qualcosa, lungo la strada, si è rotto. Da questa domanda – cosa è andato storto nel rapporto tra tecnologia e società – è partita la riflessione del giornalista ed editorialista del Corriere della Sera Riccardo Luna che ha aperto venerdì 13 marzo la Book Week di Trebaseleghe presentando il suo libro “Qualcosa è andato storto”, in dialogo con il vicedirettore di Gruppo Nord Est Multimedia Paolo Cagnan. Il volume, già arrivato alla settima ristampa, ripercorre la parabola di Internet: da promessa di libertà e partecipazione a spazio sempre più segnato da disinformazione, polarizzazione e meccanismi progettati per catturare l’attenzione degli utenti.

«Internet resta una cosa meravigliosa» ha spiegato Luna «ma a un certo punto qualcosa è andato storto». Il giornalista ha ricordato come, tra il 2010 e il 2012, si diffondesse l’idea che l’accesso precoce alla tecnologia avrebbe reso i bambini più intelligenti e preparati. «Si diceva che dare un computer a un figlio lo avrebbe trasformato in un genio. Ci abbiamo creduto tutti, ma ci siamo illusi».

Secondo Luna il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui è stata progettata e utilizzata dalle grandi piattaforme digitali.

«Abbiamo deificato il profitto», ha osservato, sottolineando come molte scelte dei social network siano state guidate soprattutto dalla necessità di monetizzare l’attenzione degli utenti.

Nel dialogo con Cagnan si è parlato a lungo del funzionamento degli algoritmi. «Dire che è colpa dell’algoritmo è troppo semplice. «È come una ricetta di cucina: ci sono ingredienti, quantità e un ordine preciso. Nei social, ciò che compare nei feed dipende da diversi fattori: il tempo, la prossimità tra gli utenti e soprattutto il livello di engagement, cioè la capacità di un contenuto di suscitare reazioni emotive».

Proprio le emozioni più forti – rabbia e paura – sono quelle che funzionano meglio. Durante la pandemia molti anziani sono entrati nei social e nelle chat, diventando particolarmente esposti a contenuti allarmistici. «Se a una persona anziana fai vedere continuamente notizie di furti o violenze, la paura la terrà incollata allo schermo».

Allo stesso modo la rabbia alimenta la circolazione di messaggi su politica, media o vaccini, generando spirali di polarizzazione. Una riflessione importante ha riguardato i più giovani e il rapporto tra scuola e tecnologia. Luna ha raccontato di visitare spesso gli istituti scolastici e di aver dedicato diversi capitoli del libro proprio a questo tema.

«Per anni abbiamo immaginato bambini in rete a programmare e inventare cose straordinarie. In realtà oggi ci troviamo di fronte a una soglia di attenzione che si è ridotta drasticamente». Secondo il giornalista, il problema nasce durante la fase di sviluppo del cervello, quando la continua ricerca di stimoli digitali produce meccanismi di gratificazione immediata. «La scuola però non dovrebbe limitarsi a trasmettere nozioni, ma insegnare come imparare, accendere il fuoco della curiosità nei ragazzi».

Luna ha anche criticato alcune abitudini ormai diffuse, come l’uso precoce dello smartphone o il registro elettronico che consente ai genitori di conoscere voti e risultati scolastici in tempo reale. «Non serve togliere il telefono a 14 anni» ha osservato «ma evitare di darlo a tre». Si è parlato anche di intelligenza artificiale, a cui vengono riconosciute grandi potenzialità ma che richiede una maggiore attenzione etica.

«Molti sistemi sono progettati per non contraddire l’utente e finiscono per confermare ciò che pensa. Le scelte che facciamo oggi su queste tecnologie avranno conseguenze molto importanti». Lo sguardo è stato infine allargato al ruolo dell’Europa nel panorama tecnologico globale: «Oggi non abbiamo una tecnologia che ci renda davvero indipendenti, ma possiamo costruirla».

Silvia Bergamin con Alessandro Aresu
Silvia Bergamin con Alessandro Aresu

In serata Alessandro Aresu è stato intervistato dalla giornalista Silvia Bergamin in merito al suo saggio “La Cina ha vinto”, con l’ascesa di Pechino. —

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