Safilo, tre giorni cruciali per il futuro. La Cgil: «Errori di gestione»

PADOVA. Il destino dei mille lavoratori su oltre tremila della Safilo che, secondo la proprietà, dovrebbero lasciare l’azienda f oggi nelle mani degli olandesi di Hal Holding, si deciderà tra oggi, domani e dopodomani.
Le parti sociali s’incontreranno nel quartier generale di Settima Strada oggi alle 14 e nei due giorni successivi, a partire dalle 9, in riunioni-fiume full-immersion. Tre giorni consecutivi per analizzare insieme tutti i capitoli del piano industriale che è stato consegnato ai sindacati di categoria già l’altro venerdì pomeriggio.
Ed oggi i sindacati e le Rsu non saranno lasciati soli. Nell’ambito dello sciopero di quattro ore indetto da Filctem-Cgil, Femca-Cisl ed Uilta-Uil, a partire dalle 12,30, circa novecento lavoratori, tra cui i quattrocento dipendenti che arriveranno, a bordo di otto corriere, dagli stabilimenti di Longarone e di Santa Maria di Sala, manifesteranno davanti ai cancelli della sede centrale, tra la Settima Strada ed il Raccordo Gandhi, a pochi metri dal casello di Padova Est.
A fianco dei lavoratori ci saranno anche i sindacalisti delle segreterie generali. Sia quelli delle strutture provinciali di Padova, Venezia e Belluno e sia i colleghi delle segreterie regionali. Nelle prime fila anche l’ex operaio veronese Andrea Castagna, segretario provinciale della Cgil di Padova. «I motivi della crisi della Safilo non sono da collegare solo al ritiro del marchio per occhiali da parte di Giorgio Armani», sottolinea Castagna, «in questa brutta vicenda, sia sociale che economica, ci sono precise responsabilità anche da parte del management e di tutti quelli che hanno fatto scelte sbagliate sia sul piano della produzione che su quello del marketing. A riguardo, poi, delle prese di posizione del governatore della Regione, Luca Zaia e dell’assessore Elena Donazzan, non posso fare altro che stupirmi e rigettare in toto le loro proposte. Non si può e non si deve già parlare di utilizzo degli ammortizzatori sociali. Ai lavoratori non interessa restare a casa con l’indennità mensile di 750 euro ed essere iscritti, poi, nelle liste di mobilità. I mille dipendenti a rischio vogliono continuare a lavorare, naturalmente all’interno di un piano di rilancio aziendale, che faccia riguadagnare alla Safilo le quote di mercato che ha perso negli ultimi anni».
Di piano di rilancio parla anche Mario Siviero, della segreteria regionale Femca: «Anche l’azienda prevede di crescere ulteriormente», osserva il sindacalista della Cisl, «in particolare annuncia nuove strategie per vendere molto di più anche nei Paesi emergenti.La Safilo Group punta molto non solo sui nuovi marchi come Hilfiger e Celine, ma anche su quelli già noti e popolari, tra i quali Hugo Boss, Gucci, Dior e Bottega Veneta. Solo che l’azienda insiste a sostenere che il rilancio si ottiene anche e specialmente con i mille esuberi che ci ha comunicato. Ma su questo tasto noi del sindacato non siamo assolutamente d’accordo. Mandare a casa oggi mille lavoratori significherebbe mettere sul lastrico mille famiglie in una situazione generale di crisi, che non promette nulla di buono neanche per il futuro».
Tre, infine, saranno le richieste delle Rsu e dei sindacati se la controparte insisterà a non mollare sulla decisione dei mille esuberi (in pratica via dalla Safilo un dipendente su tre). Ridurre drasticamente il numero dei licenziandi; contratti di solidarietà in base alla vecchia formula inventata dall’ex segretario nazionale della Cisl, Pierre Carniti “lavorare meno, lavorare tutti” e cassa integrazione straordinaria a rotazione con il pieno coinvolgimento dei ministeri dello Sviluppo economico e del Welfare.
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