Sfregio sui Colli Euganei, tagliate sul Sassonero le rare orchidee giganti

La Barlia robertiana è una delle poche a fiore dei Colli. «Gesto grave, anche perché non può vivere in vaso»

Giada Zandonà
Il taglio della Barlia robertiana e a destra la pianta in fiore sul Sassonero a Baone
Il taglio della Barlia robertiana e a destra la pianta in fiore sul Sassonero a Baone

Non c’è pace per le rare orchidee dei Colli Euganei: per il secondo anno consecutivo sono stati “rubati” i fiori della preziosa Barlia robertiana (Himantoglossum robertianum).

Sul versante di Sassonero, a Valle San Giorgio, da alcuni anni ha fatto la sua comparsa un’essenza “gigante”, che può arrivare ai 90 centimetri di altezza, tipica dell’area tirrenica e dell’Appennino.

È la prima orchidea a fiore tra le 30 presenti nei Colli Euganei. Forse proprio per questo attira l’attenzione di curiosi ma anche di persone che ignorano la fragilità e la preziosità della natura. Sabato qualcuno ha deciso di recidere con un coltello quattro fioriture su otto.

Una selezione mirata: gli steli tagliati erano i più alti e vistosi, con fiori generosi dai toni rosa, viola e marrone. Un danno ambientale enorme, perché questo gesto significa privare la Barlia della possibilità di disperdere i semi nell’ambiente e di propagarsi. Un atto che non porta a nulla, nemmeno alla soddisfazione di conservarne la bellezza: dopo nemmeno un ora dalla raccolta il fiore appassisce.

La denuncia dello scempio arriva da “Su pa i monti”, gruppo che si occupa di divulgazione botanica, storica e delle tradizioni dei Colli Euganei e che da tempo monitora le orchidee del comprensorio. Proprio loro, lo scorso anno, nello stesso periodo e nello stesso luogo, avevano dato l’allarme per due esemplari di Barlia asportati dal terreno con tanto di pala.

Anche in quel caso erano sparite le infiorescenze più vistose, scavate con cura alla base. Un gesto ancora più grave di quello di sabato, perché questa specie non può vivere in vaso, ma solo in una delicata simbiosi che si instaura in terreni specifici, in relazione con microrganismi e altre piante. «Togliere un’orchidea significa interrompere un equilibrio naturale costruito negli anni oltre che condannarla a morte», chiosa il gruppo.

Profonda l’amarezza tra chi si prende cura della natura dei Colli, tra cui il naturalista Gastone Cusin, esperto di orchidee, che da tempo protegge le Barlie con sostegni e attenzioni, fornendo anche acqua nei momenti di maggiore necessità. «Da decenni faccio divulgazione e cerco di far capire quanto la natura vada preservata nel suo ambiente», racconta con amarezza Cusin.

«Ma a volte sembra non servire. Come si può raccogliere un fiore così prezioso? Chi ha compiuto questo gesto non comprende il valore della biodiversità. Già i cinghiali sono ghiotti dei rizomi delle orchidee e stanno mettendo a dura prova la loro sopravvivenza. Se a questo si aggiunge la mano dell’uomo, il danno diventa irreparabile. L’anno scorso due piante, quest’anno quattro fiori», conclude Cusin «Se continua così, l’orchidea non riuscirà più a riprodursi e scomparirà dai Colli Euganei. Non è una bravata quella che hanno fatto, ma un danno irreversibile». 

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