Siti porno come una droga i giovani sono i più colpiti
Studia che ti ristudia, va a vedere che avevano ragione i vecchi preti di una volta? «L’eccessivo ricorso alla sessualità multimediale provoca patologie della relazione sessuale, nel 25% dei casi con anoressia sessuale, turbe dell’orgasmo, disfunzione erettile». Non pustole né febbri, non cecità ma malanni di natura più subdola. Gli andrologi a convegno in questi giorni a Lecce stanno studiando le conclusioni a cui è arrivato il professor Carlo Foresta, docente di Endocrinologia dell’Università di Padova, che ha analizzato le conseguenze della frequentazione assidua di siti pornografici confrontando le abitudini di 2000 adulti di età compresa tra i 20 e i 35 anni e quelle di circa 2000 giovani diciottenni.
Dall’analisi emerge una differenza sostanziale delle modalità di comportamento tra adulti e giovani. Negli adulti la ricerca della sessualità multimediale esprime una volontaria ricerca del piacere, mentre nei giovani la frequentazione dei siti pornografici comporta una riduzione delle ricerca della sessualità reale e un’importante attività di autoerotismo che, in alcuni casi, «assume caratteristiche patologiche».
In altre parole i maschi adulti non patiscono le conseguenze delle loro frequentazioni virtuali, mentre i ragazzi “svezzati” su Internet si trovano di fronte a problemi insormontabili quando è il momento di misurarsi con ragazze in carne e ossa.
«Nel 10% dei giovani la frequentazione dei siti porno crea dipendenza», spiega il professor Foresta «studi Usa condotti con l’ausilio della risonanza magnetica hanno dimostrato che le aree interessate del cervello sono le stesse messe in moto dalla dipendenza di droga e gioco d’azzardo. La masturbazione maschile è sempre esistita» precisa Foresta «ma se una volta giornaletti e filmini lasciavano posto alla fantasia, ora la produzione pornografica e la modalità di fruizione su Internet quando sono accompagnate all’assenza di esperienze reali con l’altro sesso, annullano ogni forma di elaborazione individuale del desiderio e lo lasciano indifeso di fronte alla realtà. La minoranza di questi ragazzi, il 10%, una volta che deve confrontarsi con la realtà, fa fiasco».
Le donne, per definizione, eludono la lente dell’andrologo. «Si sa tuttavia che nell’universo dei clic pornografici su Internet, il 75% è maschio e solo il restante 25% appartiene al mondo femminile».
Il porno del web, assunto in dosi eccessive da soggetti giovani provocherebbe difficoltà di erezione, eiaculazione precoce e caduta della libido nella loro vita da adulti. «Segnali allarmanti, che aggiunti ai noti disturbi del metabolismo e alle sindromi ad esso collegate, obesità, ridotta vitalità degli spermatozoi, minor tasso di testosterone, provocano effetti che potrebbero definirsi da“inquinamento culturale». Per dire, paragonabili a quelli che l’ambiente e l’aumento del clima hanno su alcuni animali, l’ermafrodismo registato negli orsi del circolo polare artico o l’omosessualita degli alligatori dei grandi laghi americani. Però più subdoli, perché di natura immateriale». (e.r.)
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