A Padova la presentazione di «Sopravvissuti», storie di vite che ripartono
Ventuno storie commoventi, da Christian Marchetti a Sammy Basso, sino al delitto Toffanin per scambio di persona. Il volume in edicola con il Mattino è stato presentato al Centro Universitario nell’ambito della Fiera delle Parole

«E’ un libro commuovente. Quando abbiamo discusso di come scriverlo, con così tante firme e così tante storie, tra le linee guida da osservare c’era anche un uso molto parco di aggettivi: le storie forti si raccontano per quello che sono, non servono le iperbole. Ma un aggettivo è calzante, ed è proprio questo, commuovente»: cosi Paolo Cagnan, vicedirettore Nem, alla presentazione del libro «Sopravvissuti - Cronache di seconde occasioni», al Centro Universitario nell’ambito della Fiera delle Parole.
Con Cagnan, curatore dell’antologia in edicola con il nostro giornale sotto l’insegna ilNordEst.Libri, anche la giornalista Anna Sandri, che lo ha aiutato nel setaccio delle storie: «Quando lo avrete letto, converrete sul fatto che queste storie vi restano addosso, e non se ne vanno più via. Non c'è giorno che non me ne torni un mente una, per un motivo o per un altro. Dentro, ci vedo persone che vivono, non sopravvivono. E viene naturale chiedersi: ma io cosa avrei fatto al posto suo, come avrei reagito? E’ un libro bellissimo perché inizia dove finisce la cronaca».
Poi il dialogo con Cristina Marcadella, sopravvissuta allo scambio di persona mortale che, nel 1992 alla Guizza, costò la vita al suo fidanzato Matteo Toffanin, lei quasi illesa.
«Abbiamo avuto bisogno di tempo - ha raccontato - per riprendere in mano un po' le nostre vite, capire che cosa volevamo farep, se avevamo la forza per andare avanti, e se volevamo andare avanti. Io ho avuto sempre la mia famiglia molto vicina anche se, devo dire, facevamo molta fatica a parlarci di questa cosa. Mio papà mi ha voluto proteggere da tutto quello che veniva detto e scritto subito dopo l'omicidio di Matteo; quindi non ho letto i giornali nei primi tempi, li ho ripresi in mano dopo. E ho capito che Matteo era persino stato sospettato di far parte di qualche mondo criminale».
Cristina è sopravvissuta due volte: la prima, sul piano fisico, all’assalto di un commando; la seconda, sul piano emotivo, a tutto quello che è venuto dopo. E 34 anni dopo, ancora spera che sia fatta giustizia.
L’avvocato Marco Lombardo, membro del direttivo di Libera Veneto, ha ricordato i passaggi formali perché Matteo Toffanin venisse riconosciuto come vittima innocente delle mafie. Marcadella adesso porta avanti un impegno per onorare la memoria di Matteo, ma anche sensibilizzare sul tema.
Alla fine, tutti hanno riconosciuto che «commuovente» era l’aggettivo giusto per l’incontro.
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