Stagione irrigua aperta nel Padovano, c’è un deficit idrico che potrebbe pesare

A servizio il Leb di Cologna Veneta, che sostiene 350 mila ettari. Presentate alcune innovazioni. La media delle precipitazioni resta bassa, le temperature salgono di 2,8 gradi

Nicola Cesaro, Gianni Biasetto
Il Leb
Il Leb

Un marzo più secco della norma, un deficit idrico che potrebbe pesare, la necessità di un monitoraggio attento e costante nei distretti più fragili. La stagione irrigua si è aperta ufficialmente – l’atto concreto, una settimana fa, al Consorzio Leb di Cologna Veneta – ma le premesse non sono così rassicuranti e si mischiano peraltro ai timori di possibili rincari energetici dovuti ai conflitti internazionali.

L’apertura della stazione

Sabato 14 marzo nel Veronese si è tenuto l’appuntamento ormai fondamentale per l’agricoltura veneta e per i territori dei tre Consorzi elementari serviti dal sistema Leb: Adige Euganeo, Alta Pianura Veneta e Bacchiglione.

L’apertura della stagione irrigua riguarda un’infrastruttura lunga 48 chilometri che sostiene 350.000 ettari della pianura veneta, garantendo acqua a produzioni agricole di qualità e assicurando servizi ecosistemici e sicurezza idraulica. Un’opera a servizio di un comprensorio nel quale ricadono più di cento Comuni, molti dei quali padovani.

Le innovazioni per l’agricoltura

L’occasione è stata buona per presentare il lavoro del Cespii, il Centro di sperimentazione per l’innovazione irrigua, cuore scientifico del sistema Leb. Il Centro svolge ricerca applicata, analisi climatiche, bilanci idrici, studi su suolo ed ecosistemi e supporta agricoltori e consorzi nel migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua.

Due le novità di rilievo assoluto. La prima è il sistema previsionale dei fabbisogni irrigui su scala distrettuale, che per una serie di colture tipiche del territorio stima i fabbisogni d’acqua sulla base di dati misurati in continuo, previsioni meteorologiche a tre giorni e previsioni stagionali. Il modello indica tempi e apporti idrici ottimali in relazione alle fasi di sviluppo delle colture e allo stato di umidità dei suoli.

L’altra novità è il modello idrologico Leb, che simula e stima automaticamente – con aggiornamento ogni 12 ore – livelli e portate della rete di distribuzione del territorio Leb, migliorando la capacità di risposta alle diverse condizioni idrologiche.

Il presidente Ferraresso
Il presidente Ferraresso

«Il sistema Leb poggia su tre pilastri che danno solidità e prospettiva al nostro territorio», spiega il presidente Paolo Ferraresso, «un’infrastruttura moderna ed efficiente, capace di portare l’acqua dove serve; la ricerca applicata del Cespii, che ci guida verso un uso sempre più rigoroso, intelligente e sostenibile della risorsa, offrendo servizi concreti agli operatori agricoli».

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e c’è bisogno di acqua: serve la pioggia»

L'irrigazione di campi di mais a Pieve Porto Morone, in provincia di Pavia, 1 luglio 2022.
L'irrigazione di campi di mais a Pieve Porto Morone, in provincia di Pavia, 1 luglio 2022.

L’orizzonte critico

Ma che stagione irrigua si prospetta? I timori ci sono e ben motivati. Basta scorrere il bollettino della disponibilità di risorsa idrica del Veneto diffuso a inizio settimana da Anbi, l’associazione regionale degli enti di bonifica.

Nel mese di febbraio, la situazione della risorsa idrica del Veneto e anche del Padovano evidenzia alcuni segnali di recupero, ma il quadro è ancora fragile. Le precipitazioni mensili sono state superiori alla media (+33% rispetto al periodo 1991 2020), ma nonostante questo contributo positivo, il deficit cumulato dell’anno idrologico persiste: da ottobre sono caduti 345 mm, contro una media storica di 451 mm (23%). Inoltre, la temperatura media mensile è stata di +2,8° C rispetto alla media storica.

Le portate dei maggiori fiumi veneti, nonostante le significative precipitazioni occorse nella prima e seconda decade del mese, si mantengono generalmente inferiori alle medie storiche mensili.

 

Le uniche due eccezioni sono rappresentate dal fiume Gorzone e dal fiume Po. Mancano ancora dieci giorni, ma si teme un marzo più secco della norma, «con condizioni di deficit idrico diffuse che potrebbero incidere sulla ricarica del suolo e sulla disponibilità idrica superficiale, soprattutto nelle aree già più vulnerabili dal punto di vista idrologico», sottolineano da Anbi. «Queste condizioni suggeriscono un monitoraggio attento dell’evoluzione del bilancio idrico nei distretti irrigui, in vista dell’avvio progressivo della stagione irrigua primaverile». Da qui l’invito: «Possono risultare utili pratiche agronomiche conservative, come la riduzione dell’intensità delle lavorazioni, la gestione dei residui colturali e il mantenimento di coperture vegetali, che contribuiscono a limitare le perdite di umidità per evaporazione e a migliorare la struttura del terreno». Si correi già ai ripari. 

 

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L’agricoltura padovana ha sete. A dirlo è Massimo Bressan, vicepresidente di Coldiretti Padova e componente la giunta della Camera di Commercio di Padova. «Negli ultimi due mesi, nonostante le piogge di febbraio, stiamo registrando un deficit idrico del 20-30%», afferma Bressan.

Massimo Bressan mostra la produzione di meloni a Borgo Veneto
Massimo Bressan mostra la produzione di meloni a Borgo Veneto

«Non si tratta ancora di una vera e propria emergenza, ma siamo ormai in prossimità dei trapianti delle orticole a cielo aperto, soprattutto nella Bassa padovana, e c’è bisogno di irrigazione. È stato aperto in questi giorni il canale Leb che alimenta l’area del Padovano e non solo con acqua che arriva dall’Adige, ma se non pioverà nelle prossime due settimane l’agricoltura andrà in crisi».

Aggiunge: «Un altro fattore che sta incidendo sulla mancanza d’acqua è legato ai cambiamenti climatici. Nel mese di febbraio si è verificato un aumento della temperatura di circa 2 gradi rispetto alla media del periodo e questo ha accelerato lo scioglimento della poca neve che c’era in montagna. Diciamo che non siamo nelle condizioni drammatiche del 2022. Purtroppo, però, da allora ad oggi non sono stati costruiti gli invasi che da sempre Coldiretti chiede per tamponare i periodi di siccità».

Un altro aspetto che in questi giorni sta tenendo sulla corda gli agricoltori padovani, sono gli aumenti delle materie prime e dell’energia che si sono innescati con la guerra del Golfo. «Questa situazione crea notevole incertezza tra le nostre aziende», continua l’imprenditore di Borgo Veneto. «Se la siccità potrebbe risolversi grazie al cielo, il problema dell’aumento dei costi di produzione è legato a quanto ancora andrà avanti la guerra. Già oggi stiamo pagando prezzi folli per i carburanti e l’energia elettrica. Aumenti che avranno ricadute negative in seguito sui trasporti e sugli imballaggi e sui concimi. Il settore maggiormente colpito è quello cerealicolo dove il mercato è statico. C’è poi il comparto dell’allevamento dove a fronte dei rincari dei costi di produzione agli allevatori il latte non viene pagato adeguatamente».

Conclude Bressan: «Come sempre succede quando succedono queste situazioni, è il settore agricolo il primo a farne le spese. Speriamo arrivi presto la pioggia e il conflitto nell’area del Golfo finisca nel giro di poche settimane. Altrimenti saranno dolori per le nostre aziende agricole». 

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