Sviluppo Scm Frigo Nuovo stabilimento da 12 milioni di euro

PIOVE DI SACCO. Quarant’anni compiuti di slancio, nel segno della crescita e dell’anticipo sui tempi per restare al passo con un mercato in forte cambiamento.

Nella storica sede di Sant’Angelo di Piove di Sacco, la Scm Frigo ha spento le candeline su quattro decadi di un’avventura imprenditoriale che da piccola realtà locale l’ha vista entrare tra i leader nel suo settore, tanto da entrare nell’orbita del gruppo svedese Beijer Ref. Era il 1979 quando Dino Battistello, in anni pionieristici almeno per l’Italia, decise di puntare tutto sulla refrigerazione industriale e commerciale. Oggi lo storico fondatore non c’è più ma la sua creatura è più che mai vitale, guidata dall’amministratore delegato Nicola Pignatelli.

Il fatturato è passato dai 20 milioni del 2010 ai 41,5 del 2018, mentre per il 2019 sfiorerà i 50 milioni. C’è poi il numero dei dipendenti, che dal 2016 a oggi è quasi raddoppiato passando da un centinaio a quasi duecento persone, tanto che ormai c’è bisogno di altro spazio per assecondare esportazioni in tutto il pianeta, dall’Australia alla Cina, dal Cile al Sud Africa.

La principale novità non a caso è la realizzazione di uno stabilimento di quasi 13 mila metri quadrati, che sorgerà sempre in a Sant’Angelo di Piove di Sacco tra un anno e mezzo. «Nel 2011 siamo stati acquistati dal gruppo svedese Beijer Ref e questo ci ha permesso di raggiungere nuovi orizzonti di sviluppo», sottolinea l’a.d. Nicola Pignatelli. «Adesso abbiamo bisogno di spazio. La dirigenza svedese ci ha annunciato la costruzione di un nuovo impianto produttivo, qui a Sant’Angelo, in cui saranno investiti 12 milioni di euro. Sarà pronto per marzo 2021 e già entro questo mese inizieremo a scavare. Devo ringraziare molto il Comune di Sant’Angelo di Piove di Sacco e la Provincia di Padova che sono stati efficientissimi: in appena due mesi abbiamo avuto i permessi». Decisiva per le sorti dell’azienda è stata la decisione di investire già quindici anni fa sui fluidi frigorigeni naturali, come l’anidride carbonica, dopo aver tastato le prime avvisaglie nei paesi scandinavi, che già a fine anni ’90 iniziavano a legiferare per favorire sistemi meno impattanti per l’ozono e per il clima, il cui progressivo surriscaldamento è oggi in cima all’agenda politica mondiale. «Lavorando da tempo con Paesi con legislazione ambientale evoluta», evidenzia Pignatelli, «dal 2005 abbiamo puntato su fluidi naturali a base di Co2. Negli anni seguenti le normative e protocolli mondiali hanno progressivamente limitato l’uso dei refrigeranti tradizionali, efficienti ma molto impattanti, fino a 2. 600 volte più della Co2 in termini di Gwp (global warming potential, ndr). Dal 2010 quindi ci siamo trovati tra i leader mondiali per aver capito prima il cambiamento in atto. E la rotta ormai è tracciata perché nel 2022 scatterà il bando della produzione tradizionale e nel 2030 si potranno utilizzare solo impianti refrigeranti con fluidi naturali». —

Simone Varroto

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