Tribunale senza personale, l’Anm: «Tanti volontari, ma molti non sanno cosa fare»
L’Associazione dei magistrati interviene sui problemi del Palazzo di giustizia di Padova: «I dipendenti non hanno il tempo di affiancare chi non ha una preparazione specifica». Lunedì 8 giugno il presidio davanti al tribunale

L’Associazione Nazionale Magistrati interviene sul caso tribunale di Padova e usa parole dure: «Cronica carenza di personale che sta arrivando a un punto di non ritorno. Molti dipendenti e volontari arrivano non formati. La scopertura dei posti è drammatica».
Dopo la denuncia della Cgil e della presidente del tribunale Caterina Santinello sulle difficoltà che stanno attraversando gli uffici giudiziari padovani, arriva anche la presa di posizione dell’Anm, a parlare è Gilberto Stigliano Messuti, presidente della giunta veneta dell’Anm, che descrive un sistema sempre più in affanno e incapace di compensare la cronica carenza di personale amministrativo.
«Così non va bene»
«La nostra posizione è sempre stata chiara: non va bene. Abbiamo denunciato più volte questa situazione e oggi siamo arrivati a un punto che rischia di diventare di non ritorno», afferma Messuti. Un allarme che trova conferma nei numeri contenuti nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte d’Appello di Venezia.

Per quanto riguarda Padova, al 31 dicembre scorso la scopertura del personale amministrativo del Tribunale era pari al 34, 6 per cento. Significa che manca oltre un lavoratore su tre rispetto all’organico previsto. Una situazione che riguarda l’intero Veneto ma che nel capoluogo euganeo assume un peso particolare, vista la mole di procedimenti trattati e il ruolo centrale svolto dagli uffici giudiziari del territorio.
Le difficoltà non si fermano agli uffici del Tribunale. Anche il Giudice di Pace di Padova registra una scopertura del 25 per cento, mentre l’Ufficio di Sorveglianza presenta una carenza del 17, 6 per cento. Percentuali inferiori rispetto ad altre realtà regionali ma comunque significative in un sistema già sottoposto a una pressione crescente.
«Manca la formazione»
Secondo Messuti il problema non è soltanto quantitativo. Per evitare il blocco delle attività, gli uffici giudiziari sono costretti sempre più spesso a ricorrere a personale proveniente da altre amministrazioni o a forme di collaborazione esterna. In alcuni casi vengono impiegati volontari dell’Associazione nazionale carabinieri o dipendenti distaccati da enti locali e aziende sanitarie.
«Sono persone che danno un aiuto importante, ma spesso arrivano senza una formazione specifica per il lavoro giudiziario», osserva il presidente dell’Anm veneta. «E il personale interno, già gravato da carichi di lavoro enormi, non ha il tempo necessario per affiancarli e formarli adeguatamente».
L’Ufficio per il processo
Un altro nodo riguarda l’Ufficio per il processo, uno degli strumenti introdotti attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza per accelerare i tempi della giustizia. «Nel distretto veneto gli addetti assunti con contratti a termine hanno consentito negli ultimi anni di sostenere l’attività quotidiana degli uffici, spesso svolgendo anche mansioni di cancelleria per compensare le pesanti scoperture di organico. La relazione della Corte d’Appello evidenzia però come il loro impiego nelle attività amministrative abbia ridotto il supporto diretto ai magistrati, che rappresentava la finalità originaria della riforma.
A preoccupare ulteriormente è la scadenza dei contratti fissata al 30 giugno 2026 e il ritardo con cui il Ministero sta definendo il piano delle stabilizzazioni» l’analisi dell’Anm. L’incertezza sul futuro ha già prodotto effetti concreti. Molti addetti dell’Ufficio per il processo hanno lasciato gli uffici giudiziari per approdare ad altre amministrazioni pubbliche che offrono contratti a tempo indeterminato. Nella sola Corte d’Appello di Venezia, nel corso del 2025, si sono registrate undici dimissioni tra i funzionari Aupp, a fronte di sei nuovi ingressi.
L’informatizzazione non va
La situazione è resa ancora più complessa dalle difficoltà legate all’informatizzazione. Secondo l’Anm il processo telematico e gli applicativi ministeriali non sono riusciti a sostituire il lavoro del personale amministrativo e in molti casi richiedono competenze specifiche, formazione continua e assistenza tecnica.
«L’informatizzazione non può sostituire il personale», sottolinea Messuti. «L’iscrizione delle cause, la gestione dei fascicoli, il supporto alle udienze e tutte le attività di cancelleria restano indispensabili per consentire ai magistrati di lavorare». La stessa relazione della presidente della Corte d’Appello ricorda come senza personale amministrativo l’attività giudiziaria rischi di rallentare o addirittura di non poter iniziare. È il personale di cancelleria che consente l’iscrizione dei procedimenti, la trasmissione degli atti ai giudici, la pubblicazione dei provvedimenti e l’assistenza alle udienze. Per il momento le speranze sono riposte nelle nuove assunzioni annunciate dal Ministero della Giustizia di cui ha parlato al nostro giornale anche Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia. Nei primi mesi del 2026 dovrebbero entrare in servizio a livello nazionale 2. 600 assistenti giudiziari e 370 funzionari Unep.
Nel frattempo lunedì 8 giugno presidio della Cgil dalle 12 alle 13 davanti al palazzo di giustizia, dopo una assemblea con il personale interno per gli stessi problemi.
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