Trovò morto per l’errore di un complice

CAMPOLONGO MAGGIORE. Massimo Trovò è saltato in aria per un errore di chi, della banda, aveva il compito di azionare il congegno elettrico per far esplodere l’ordigno che il pregiudicato stava posizionando sulla cassa continua del supermercato di Dicomano, in provincia di Firenze, che avevano deciso di assaltare. Quindi i carabinieri di Firenze e i loro colleghi del Nucleo Investigativo di Mestre che si stanno occupando del caso ora cercano non solo due complici, ma pure un assassino. I due sospettati di essere gli altri componenti della banda che sono stati perquisiti appena i carabinieri sono risaliti all’identità del bandito morto, hanno fornito alibi credibili. Durante le perquisizioni non sono stati trovati elementi che possono collegare i due, pure loro pregiudicati con Trovò. Su come mai il bandito della Riviera sia saltato in aria, l’ipotesi che i carabinieri ritengono la più attendibile riguarda un errore commesso da un complice. In questi assalti, ogni componente la banda ha un ruolo preciso. Chi deve applicare la piastra esplosiva allo sportello bancomat o alla cassa continua, entra in azione con l’ordigno che ha già i fili dell’innesco collegati all’apparecchio elettrico che serve a creare la scintilla utile per la detonazione. Appoggiato l’ordigno, scappa velocemente e pochi attimi dopo un complice aziona il congegno elettrico che provoca l’esplosione. Quindi il primo entra e raccoglie il denaro. Poi scappano con l’auto su cui è rimasto il terzo complice. Sabato notte qualche cosa è andata storta. Per il momento la magistratura fiorentina non ha messo a disposizione della famiglia la salma, per il funerale, di Massimo Trovò.
«Il Comune di Campolongo cercherà di dare un aiuto ai figli e alla moglie di Massimo Trovò che sono brave persone e che ora sono in difficoltà per la morte del loro congiunto». A dirlo è il sindaco del paese, Alessandro Campalto, dopo che ieri mattina moglie e i figli dell’ex bandito della mala del Brenta hanno fatto visita al primo cittadino in municipio. Campalto ha attivato i servizi sociali del Comune per cercare di aiutare una famiglia che certo non viaggia in buone acque dal punto di vista economico. Massimo Trovò, elemento di spicco della mala del Brenta negli anni in cui era guidata da Felice Maniero, era molto conosciuto in paese ed era soprannominato da tutti “Ciampo”. Ora faceva lavori di spazzacamino e muratore. In via Lova, la strada che porta da Bojon a Lova di Campagna Lupia, i residenti lo ricordano come una persona taciturna, ma gentile , sempre riservato e mai sgarbato. Anche dal parroco della chiesa di Santa Maria Assunta arrivano ancora parole di affetto per la famiglia di Trovò. «Farò visita personalmente ai famigliari», dice Don Giovanni, «per portare il saluto cristiano della comunità . Speravo sinceramente che Massimo Trovò fosse riuscito a cambiare vita. Conosco la moglie e i figli e sono persone bravissime. Tutta la comunità cristiana è vicino a loro. Speriamo che sulla sua morte venga fatta la massima chiarezza».
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