Uccise la moglie, il pm gli nega il permesso

PADOVA. Ha riprovato a chiedere un permesso per raccogliere materiale utile a completare la sua tesi di laurea in Diritto Costituzionale.
Ma stavolta, pur incassando il via libera del tribunale di Sorveglianza di Padova, per l’ex medico 47enne Gian Luca Cappuzzo, condannato in via definitiva per l’assassinio della giovane moglie Elena Fioroni madre dei suoi due bambini, lo stop a una nuova giornata di libertà (con pranzo al ristorante da solo per godersi qualche ora in santa pace) è arrivato dalla procura.
Il pm Benedetto Roberti ha impugnato con un rilievo il provvedimento, di fatto bloccandolo. Il motivo? Sarebbe stato nocivo all’immagine delle istituzioni che un condannato in via definitiva per un reato tanto grave potesse passeggiare in giro per la città da solo, andando pure al ristorante. Nel parere negativo espresso, il pm ha precisato che, di regola, il permesso è concesso ai detenuto per motivi di studio (per frequentare una scuola, l’università o le biblioteche) oppure per trascorrere qualche ora in famiglia o in comunità.

Era stato lo stesso dottor Cappuzzo – aspirante chirurgo visto che frequentava la scuola di specializzazione all’epoca dell’omicidio – a chiedere il permesso. E, nell’occasione, chiedeva di pranzare fuori da solo.
La sera dell’8 febbraio 2006, nella villetta di Voltabarozzo in via Pisani 6/a, Elena Fioroni, 31 anni, fu aggredita e anestetizzata con etere e benzodiazepine, poi infilata in una vasca da bagno per simulare un suicidio; infine assassinata con tre iniezioni di etilcarbammato o uretano. Il marito è stato condannato a 26 anni di carcere per omicidio volontario pluriaggravato con una pena condonata di tre anni per legge.
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