Provincia, il vicepresidente Canella si congeda: «Ma è soltanto un arrivederci»
Il vice di Sergio Giordani è sindaco uscente di San Giorgio delle Pertiche: «Per il momento torno a dedicarmi al mio Comune»

Non un addio, ma un «arrivederci». Daniele Canella torna a dedicarsi, «per ora a tempo pieno», al suo Comune di San Giorgio delle Pertiche. Perché, come scrive nel saluto di fine mandato da vicepresidente della Provincia, «ci sono esperienze che si concludono e altre che, semplicemente, preparano il terreno a nuove pagine da scrivere insieme».
Parole che non hanno il sapore di un congedo. Del resto, è noto che il leghista ambisca a succedere a Sergio Giordani alla guida di Palazzo Santo Stefano.
Due sere fa, infatti, ha inviato due lettere distinte a sindaci e autorità provinciali per ringraziare della collaborazione di questi anni, lanciando al contempo un segnale politico.
Non è passato inosservato, inoltre, che proprio ieri abbia sfruttato gli ultimi minuti del suo mandato per riunire nella sede provinciale i rappresentanti dei 101 Comuni padovani (presente anche il possibile rivale Nicola Pettenuzzo) e presentare le linee strategiche della variante al Piano territoriale di coordinamento provinciale: una sorta di manifesto politico per lo sviluppo del territorio nei prossimi anni.
Come noto, il vicepresidente uscente può contare sull’appoggio del governatore Alberto Stefani e di numerosi amministratori (non soltanto nel centrodestra).
Deve però fare i conti con una resistenza interna al Carroccio: il deputato Giulio Centenaro, a esempio, da tempo sostiene la candidatura del citato segretario provinciale Pettenuzzo, con l’obiettivo di chiudere la stagione delle intese tra centrodestra e centrosinistra in piazza Antenore.
Una prospettiva che trova però l’opposizione dello stesso Giordani. Il quale nelle scorse settimane aveva manifestato la disponibilità a dimettersi anticipatamente in presenza di un accordo politico condiviso.
Accordo che non è arrivato. E così resta al suo posto e non esclude neppure una ricandidatura, che gli consentirebbe di rimanere alla guida dell’ente fino alla fine del suo mandato da sindaco di Padova.
In questo quadro, le elezioni di domenica per il rinnovo del Consiglio provinciale potrebbero incidere sugli equilibri futuri. Il listone di centrodestra, nato tra non poche tensioni e con diversi esclusi eccellenti, rischia infatti di alterare gli attuali rapporti di forza.
Gli occhi sono puntati sui consiglieri di Palazzo Moroni, il cui voto, nel sistema ponderato, pesa 721 punti ciascuno. Qui è stata esclusa dalla competizione la lista Peghin.
La conseguenza? Un segnale arriva da Ludovico Mazzarolli che sui social rivendica la propria autonomia: «La mia forza sta nella libertà».
Anche tra i Fratelli non mancano le tensioni: l’escluso Matteo Cavatton e la fedelissima Elena Cappellini non sosterranno di certo il collega Enrico Turrin.
Sul fronte opposto, il centrosinistra esce ringalluzzito dalle amministrative, con la conquista di Monselice. E rispetto al 2024 governa pure a Selvazzano.
Non resta che attendere l’esito degli scrutini di lunedì. Una cosa, però, è certa: da quel momento si aprirà una fase delicata per Giordani, chiamato a redistribuire le deleghe e a costruire una nuova maggioranza.
In alternativa, potrebbe scegliere di attendere e farsi carico direttamente delle principali incombenze amministrative. Questo, ora, è il vero dilemma.
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