Vicino ai temi degli ultimi ha guidato anche la Caritas

Sull’elemosina disse: «I nuovi poveri hanno bisogno di strutture di accoglienza» Promotore di progetti educativi che hanno portato gli scout lombardi in Burundi

«Quando sono diventato prete avevo molta paura. All’inizio non pensavo di riuscire ad assumermi un impegno così grande e ad essergli fedele. Il Signore mi ha accompagnato dandomi forza ed entusiasmo e sono arrivati tanti risultati». Monsignor Claudio Cipolla rinnovava così, in occasione dei festeggiamenti per il 25esimo anniversario dall’ordinazione sacerdotale, la sua professione di fede. «Vi invito a rinnovare la vostra fiducia nel Signore e a riconoscerlo nella vostra vita».

Nato a Goito, in provincia di Mantova, l’11 febbraio del 1955, l’attuale vicario di monsignor Roberto Busti e prossimo vescovo di Padova proviene dal mondo dell’Azione Cattolica ed è stato ordinato a Mantova il 24 maggio del 1980. Parroco della chiesa di Sant’Antonio di Porto Mantovano, è stato membro del consiglio pastorale della Diocesi di Mantova dal 2010 al 2014 e della commissione per la formazione permanente del clero. Siede inoltre nel ratione officii del consiglio presbiterale, nel collegio dei consultori e il primo settembre del 2014 è stato nominato vicario episcopale per la Pastorale della Diocesi di Padova. Nel 2011 è stato insignito del titolo di Cappellano d’Onore di Sua Santità.

Ma soprattutto, aspetto non secondario, dal 1990 al febbraio 2009 è stato direttore della Caritas di Mantova. Un semplice parroco, quindi, che prima di assumere la guida della Diocesi dovrà essere ordinato vescovo. Da qui si capisce la portata della scelta di rottura presa dalla Santa Sede.

Nell’ambito della sua direzione della Caritas mantovana è stato elaborato un documento che puntava a superare il concetto di elemosina. “Basta con l’elemosina, fatevi prossimo” il senso con il quale si invitava i fedeli a non limitarsi a fare l’elemosina in senso tradizionale. «Se davvero vogliamo aiutare le persone in difficoltà» spiegava l’allora direttore della Caritas, Claudio Cipolla «dobbiamo proporci a loro in termini nuovi. L’elemosina tradizionalmente intesa non è più sufficiente a risolvere i problemi. Oggi occorre farsi prossimo per intervenire davvero sulla povertà». Il nuovo concetto fece notizia. Il senso di elemosina, precisò don Cipolla, nella forma ereditata dal passato «è ormai fuorviante». «Oggi i nuovi poveri per essere davvero aiutati non hanno bisogno di elemosina, ma di strutture di accoglienza, di forme di carità più complesse». «Non è vero, però, che noi a Mantova chiediamo alla gente di “non fare” l’elemosina» sottolineò l’allora direttore della Caritas mantovana. «Cerchiamo piuttosto di spiegare, attraverso questo documento elaborato insieme alle nostre parrocchie, che se davvero si vuole intervenire, bisogna farlo in termini nuovi».

Promotore di progetti educativi che hanno portato gli scout dell’Agesci in Burundi, in ragione del fatto che dal 2001 a Porto Mantovano, dove è parroco a Sant’Antonio dal settembre del 1998, esiste una comunità di suore provenienti dal paese centro africano della congregazione Bene Umukama (“Serve del Signore”).

Vicino ai temi dell’accoglienza e dell’aiuto degli ultimi attualmente era impegnato anche nel sinodo della Diocesi di Mantova. «Preferisco una Chiesa acciaccata che va in mezzo alla gente piuttosto che una Chiesa ordinata che sta a casa sua» il messaggio del lungo percorso che terminerà il 18 marzo 2016. «Puntiamo a raggiungere il maggior numero possibile di cristiani superando i classici ruoli gerarchici» ha avuto modo di spiegare. «Il sinodo prevede i contributi di tutti, di coloro che sono e si sentono vicini e soprattutto di coloro che si sentono lontani».

(m.mar.)

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