Villa Breda, l’inarrestabile declino «Nel giardino anche le galline»

«Villa Breda, a Ponte di Brenta ora ospita anche un pollaio». A denunciarlo l’architetto Gianfranco Martinoni, che fa parte dell’associazione Viviamo Villa Breda, coordinata da Lucia Barbato: «In un corpo edilizio con porticato ci sono le scuderie con ancora 14 cavalli; lì è stato realizzato un pollaio con galli e galline. Non sappiamo se sia stato autorizzato dalla curatela fallimentare. Non capisco come mai noi dell’associazione non possiamo più entrare nella villa e nel parco annesso di nove ettari ormai da un anno, mentre c’è addirittura chi può tenere gli animali».
La denuncia rientra nella complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto la Pia Fondazione Breda, con la vendita all’asta dell’ippodromo e dell’ex hotel ristorante Le Padovanelle, mentre Villa Breda, nata nel 1700 come Villa Contarini e restaurata alla fine dell’800, dall’architetto Antonio Caregaro Negrin, non è stata ancora messa all’asta. Una vicenda giudiziaria che è ancora lontana dalla conclusione e che sta penalizzando gli impegni che l’attuale amministrazione comunale e i volontari dell’associazione Viviamo Villa Breda stanno mettendo in campo per la rinascita di quella che è una delle più belle dimore storiche del Veneto, con annesso giardino all’italiana.
La situazione è diventata particolarmente complessa da quando la curatela fallimentare ha vietato anche ai coordinatori dell’associazione di mettere piede nella villa , spiegano i diretti interessati sostenendo la necessità di interventi per la manutenzione al verde oltre che alle statue di pietra presenti in giardino e realizzate dallo scultore Giovanni Bonazza.
Sul problema il direttivo di Viviamo Villa Breda, giovedì pomeriggio, si è riunito nella casa dell’imprenditore Gian Luigi Testi, alla presenza anche di Gian Franco Martinoni, dell’architetto Antonio Draghi e di Walter Vianello e ancora una volta i soci hanno rilanciato l’appello per la tutela di Villa Breda, ricordando lo slogan della battaglia che stanno portando da anni, ovvero: «Villa Breda deve restare bene comune della città di Padova».
Durante l’incontro è stata ribadita la necessità di istituire un tavolo di lavoro permanente intorno al quale dovrebbero sedere anche i rappresentanti del Comune e le personalità più importanti della città dal punto di vista culturale ed artistico. «Villa Breda rappresenta un valore storico, artistico ed ambientale per la città» spiega Martinoni «purtroppo siamo di fronte a una lunga e complessa vicenda, in cui si sta cercando di cancellare la memoria storica di un’intera comunità. C’è il rischio concreto che alla fine possano trionfare gli interessi privati ai danni di quelli, ben più importanti, della collettività, alla quale il senatore, nel 1903, lasciò tutti suoi beni. Immobiliari e non. Tra pochi anni, tra San Lazzaro e Ponte di Brenta, sarà costruito il nuovo polo ospedaliero. Villa Breda, per la sua felice posizione geografica tra Padova e la Riviera del Brenta, ha l’occasione di diventare un richiamo importante per lo sviluppo culturale di tutto il territorio. Per questo è fondamentale mettere in moto subito ogni tipo d’intervento per tutelare gli interessi della comunità padovana, a cui il mecenate Breda, nel 1903, aveva lasciato tutti suoi beni ovvero ippodromo, casa di riposo, asilo nido in piazza Barbato e Villa Breda».
Intanto la petizione online, lanciata dall’associazione Viviamo Villa Breda sulla piattaforma change.org, ha già raggiunto 500 adesioni. —
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