Anagoor progetta la lirica e firma il “Faust” di Gounod
CASTELFRANCO . Il collettivo teatrale Anagoor, costituito a Castelfranco Veneto 17 anni fa e divenuto una delle realtà emergenti più attuali e stimolanti del teatro di prosa italiano, vincitore nel...

CASTELFRANCO . Il collettivo teatrale Anagoor, costituito a Castelfranco Veneto 17 anni fa e divenuto una delle realtà emergenti più attuali e stimolanti del teatro di prosa italiano, vincitore nel 2016 del premio dell’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali “per l’innovativa ricerca teatrale” e candidato al Premio Europa per il Teatro 2017, firma regia, scene, luci del nuovo allestimento del Faust di Charles Gounod che debutta al Teatro Comunale Luciano Pavarotti venerdì 1 dicembrealle 20 e domenica 3 alle 15.30 per la stagione lirica. Lo spettacolo, prodotto a due secoli dalla nascita del compositore, è stato interamente allestito a Modena dalla Fondazione del Teatro comunale in coproduzione con Fondazione Teatri di Piacenza e I Teatri di Reggio Emilia.
«L’ambizione del progetto è quella di risarcire Charles Gounod e l’opera stessa dell’ammirazione che meritano per aver trasformato in teatro e musica uno dei capisaldi del pensiero e dell’arte occidentali» racconta il regista Simone Derai. «E questo non strappando dalla carne di Gounod la connessione con Goethe e il suo capolavoro, ma riannodandone saldamente il vincolo, unica via per osservare non il difetto ma la grandezza del compositore e la sua straordinaria autonomia».
Il resto del team Anagoor che firma lo spettacolo è formato da Silvia Bragagnolo, scenografa, Marco Menegoni, assistente per la parte scenica, Lucio Diana alle luci, Monica Tonietto assistente per la parte musicale e Giulio Favotto direttore della fotografia.
La regia dell’opera, sicuramente quella che ha goduto di maggior successo popolare fra le tantissime variazioni musicali ispirate al poema drammatico di Goethe, rispetta la collocazione temporale originale, quell’inizio di XVI secolo germanico in cui sorge la leggenda di Faust e in cui è collocata la vicenda nel dramma di Goethe da cui attingono e a cui si rifanno Barbier, Carré e Gounod. Un unico spazio diversamente attrezzato, senza particolari macchine sceniche, servirà a ricreare la dimensione necessaria ai diversi ambienti delle scene dove si muove una sorta di teatro delle marionette, come quello che originariamente avrebbe ispirato il giovane Goethe. Un ruolo importante è affidato alle proiezioni video – tutte immagini originali, raccolte appositamente per questo allestimento – che diventano uno strumento drammaturgico che si colloca tra un atto e un altro, senza interferire con la linearità della vicenda, sfruttando i tempi morti dei cambi tecnici.
La parte musicale dello spettacolo è affidata al francese Jean-Luc Tingaud, direttore di fama internazionale che ha recentemente debuttato all’Arena di Verona proprio con Roméo et Juliette di Gounod. Al “Pavarotti” di Modena dirige l’Orchestra dell’Opera Italiana e il Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena preparato da Stefano Colò. Fra i cantanti accanto al nemmeno quarantenne tenore Francesco Demuro, che gode di vasta notorietà anche all’estero, troviamo Ramaz Chikviladze, che interpreterà Mefistofele e il soprano Davinia Rodriguez (Marguerite).
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