Jovanotti: «La libertà di mettersi a nudo»

Esce oggi il nuovo disco prodotto dal guru della musica internazionale Rick Rubin. Nel 2018 sei date all’Arena
Lorenzo Cherubini, Jovanotti, in una foto diffusa il 30 novembre 2017, alla vigilia dell'uscita dell'album "Oh, vita!". ANSA/ US GOIGEST +++ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING+++
Lorenzo Cherubini, Jovanotti, in una foto diffusa il 30 novembre 2017, alla vigilia dell'uscita dell'album "Oh, vita!". ANSA/ US GOIGEST +++ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING+++
MILANO. “Oh, vita!”. Con il punto esclamativo. Inno alla libertà, anche di tornare indietro: rivestire i panni del rapper; ripercorrere le strade della città in cui si è nati e cresciuti, ma farlo da numero uno e con il numero uno. Jovanotti torna con un album che sa di Italia e di America. Prodotto da Rick Rubin, nome capace di far tremare i musicisti di tutto il mondo: Lorenzo compreso che, invece di lasciare, ha raddoppiato, con un disco, in uscita oggi, che è un distillato di una carriera lunga 30 anni. E con un tour che lo porterà all’Arena di Verona per sei date: il 15, 16, 21 e 22, oltre al 18 e 19 già sold out.


Questo è un album in cui convivono due anime: cantautorale e hip-hop.


«All’inizio Rubin spingeva sul lato songwriter. Poi ha visto che fremevo per far emergere la mia vena da beat maker e, dopo la produzione dei primi pezzi cantautorali, mi ha chiesto di lavorare sul resto. Ha detto che è il disco più vario che abbia mai prodotto: gli piace molto».


Il suo insegnamento?


«Togliere: per lui quando ci sono meno cose, il disco suona meglio perché c’è più spazio. Mi sono affezionato a questa filosofia. Durante le prove per il tour ho chiesto ai musicisti di asciugare i suoni, fare l’indispensabile. Ripetevo “less! It’s too busy”, proprio come lui».


Dal punto di vista del suono, è un mettersi a nudo.


«È un disco scarno e questo mi ha messo in crisi, perché mi sono sentito vulnerabile, costretto a confrontarmi continuamente con i miei limiti. Non ci sono correzioni della mia voce. Dopo 14 album e 30 anni mi sono sentito come all’inizio della carriera: mi ha dato energia».


Perché reinventarsi ora?


«Una delle mie parole preferite è “libertà”. Il vantaggio di una canzone è che ti permette di affrontare argomenti che, senza musica, risulterebbero banali: amore, giustizia, libertà. Parole in cui sta a noi “soffiare dentro lo spirito”. Il termine “libertà” ha un suono meraviglioso che vive benissimo in una canzone. Per me è rispettare le nostre storie e difendere la loro diversità da quelle degli altri».


La sua storia qual è?


«Quella di un ragazzo fortunato che fa un lavoro che lo costringe a vivere in un universo parallelo, ma che è immerso nella realtà. “Oh, vita!” è un album che fotografa un periodo della mia vita. Rubin mi ha detto “non è show business. Stiamo facendo musica: questa è arte. Per fare della musica di valore bisogna divertirsi ed emozionarsi. Non devi pensare alle hit, ma solo a fare un disco che ti soddisfi”. Continuava a chiedermi cosa pensasse la mia famiglia di questo lavoro: per lui era importante che fossi contento io».


E facendo un passo indietro, qual era la sua storia?


«Vengo da una famiglia toscana, ma sono cresciuto a Roma. Ho vissuto 20 anni a 200 metri dal Vaticano, ma lì non ho più niente. Le cose vanno avanti, ma tutto rimane. C’è un episodio che mi ha ricordato mia sorella. Avevo 8 anni, una domenica tornai a casa da San Pietro e dissi “da grande voglio fare il Papa”. Mio padre mi spiegò che non era necessario essere cardinale e questo mi gasava molto. Poi ho cambiato idea».


Tornando al disco, c’è un pezzo scritto da due dj di Bassano.


«Due magazzinieri della Diesel, dj la sera. Kanye West è andato a Bassano per parlare con Renzo Rosso e un amico di questi due dj gli ha dato un loro cd. Il giorno successivo lui li ha invitati a Parigi: una loro base è in una canzone di Kanye. Hanno aperto un mio concerto negli stadi e siamo diventati amici. Un giorno mi hanno inviato la base di “Sbam!”: a me piaceva molto, ho scritto il testo e Rubin ha trasformato il pezzo in una macchina da guerra dance».


©RIPRODUZIONE RISERVATA.




Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova