La menzogna del capitano nel naufragio della società

A Ca’ Corner i molteplici livelli di lettura del progetto della Fondazione Prada Protagonisti il cinema di Kluge, le foto di Demand e le scenografie di Viebrock
Di Michele Gottardi

di Michele Gottardi

L’origine è shakespeariana: sia nel titolo - “La barca fa acqua, il capitano ha mentito” - che nella drammaticità dell’analisi, con il rimando a “Giulio Cesare”. Ma il nuovo progetto espositivo che la Fondazione Prada allestisce a Ca’ Corner della Regina ha una metafora marittima che si ispira a un verso di Leonard Cohen da “Everybody Knows” del 1988.

Sviluppandosi sui tre livelli del palazzo, “The Boat is Leaking. The Captain Lied” mette assieme tre livelli di lettura: il cinema di un maestro come Alexander Kluge (un Leone d’oro e uno d’argento a Venezia negli anni Sessanta), l’opera fotografica multiforme di Thomas Demand e le scenografie - meglio sarebbe dire le architetture incastonate teatralmente le une nelle altre - di Anna Viebrock. Insieme compongono una mostra molto tedesca, e al tempo stesso cosmopolita, in cui i fili delle tre dimensioni sono tenuti assieme da Udo Kittelman (anch’egli Leone d’oro per il padiglione tedesco, nel 2001), specialista nel confrontare le opere di artisti diversi, facendole parlare tra loro. I fotogrammi di Kluge riecheggiano l’analisi critica della società e nel cinema che lo portarono a firmare nel 1962 il “Manifesto di Oberhausen”, il proclama dello Junger Deutscher Film.

Di quella scelta anti-hollywoodiana oggi rimane il senso di frammentazione esistenziale che traspare nei filmati, suoi e di altri cineasti, che spaziano dagli anni Sessanta agli Ottanta. Ne deriva che l’immagine superi il suo valore estetico per assumere un dato di cronaca, diventa storia integrandosi con scenografie coeve: porte di alberghi molto Ddr, locali berlinesi anni Sessanta, cornici di marmo, un tempo confini di tele di palazzo Corner, ora riconvertiti in schermi dove passano voci, musica e immagini di Maria Callas, John Cage, Giuseppe Verdi, Martin Heidegger: è il “Tempio dell’impegno totale” che fa fronte alla dissoluzione del contemporaneo, al “peso della ragione”, all’espressionista “terrore uguale paura e orrore”. Ma la manifestazione più evidente dell’interazione tra immagine e scenografia arriva dai quadri che Angelo Morbelli (1854-1919) dedicò agli ospiti indigenti del milanese Pio Albergo Trivulzio, di cui nel portego del primo piano sono ricostruite le panche e le tavole delle tele, mentre nella stanza a fianco la Viebrock allestisce un’aula di tribunale tratta da “La ragazza senza nome”, proiettato nella saletta attigua.

Meno elitaria di altre esposizioni della Fondazione Prada, “The Boat is Leaking. The Captain Lied” ha diversi livelli di lettura. E anche fermandosi prima di quello cinematografico più approfondito, resta l’immagine di una mostra vivace e curiosa, dove le contaminazioni sono tutt’altro che casuali, ma confermano l’assunto di fondo sintetizzato da Udo Kittelmann: «La comune consapevolezza, a livello emotivo e teorico, delle criticità del nostro presente e della complessità del mondo in cui viviamo».

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