Lory, i figli perduti e l’arroganza di chi giudica il dolore

Il dolore è un sentimento che va a toccare la parte molle del nostro universo, che fa sentire il mondo intorno confuso, senza speranza. Toglie il respiro, assottiglia la soglia dell’umore, dell’istint...

Il dolore è un sentimento che va a toccare la parte molle del nostro universo, che fa sentire il mondo intorno confuso, senza speranza. Toglie il respiro, assottiglia la soglia dell’umore, dell’istinto vitale; di fronte alla morte, soprattutto di un figlio, siamo inermi, privi dell’energia del quotidiano: l’idea del giorno che si apre sembra un baratro.

Lory Del Santo di figli ne ha persi due, entrambi, pur in periodi ed età diverse, in modo assolutamente tragico; tutte le madri di fronte alla morte di un figlio vorrebbero uscire dalla vita con lui. L’attrice dichiara di voler partecipare comunque al Grande Fratello Vip, quel contenitore che fa stare i protagonisti e i telespettatori dentro una casa artificiale, da un lato simbolo della partecipazione collettiva e catartica, e del bisogno di superare la solitudine contemporanea, dall’altro lato una situazione in cui il voyerismo diventa identificazione.

Giudicare le scelte che si possono fare per non precipitare nel dolore è un atto di arroganza e di presunzione, perché la sofferenza di un lutto così devastante non dà molte possibilità di scelta. C’è chi si chiude in una sorta di tomba emotiva, c’è chi fonda un obiettivo sociale, umanitario, cede la propria esistenza e la dona per un fine che sia il sollievo ad altre sofferenze. C’è chi per non morire cerca di stravolgersi nel lavoro, di stare in contesti che non consentano la solitudine che porta verso una morte sottile, quella interiore. Del Santo, forse, decide di stravolgersi, di entrare in un mondo artificiale, una tenda d’ossigeno simbolica che la faccia sopravvivere.

Il moralismo è un’idea rigida anche nell’esposizione del dolore; c’è una rappresentazione legata più all’estetica che al dolore stesso. Apparteniamo ancora a una visione arcaica del lutto: il nero, il silenzio, l’urlo, il buio, il pianto. Abbiamo bisogno ancora di trovare in questi comportamenti la fase catartica del dolore. In realtà quando perdi chi ami, il cuore diventa spesso, si trasforma in una pietra quasi solenne, ma è dentro la testa che rimangono i più grandi dolori, quelli che privano del respiro, dove forse solo il pianto, se ancora ce la fa e non è censurato, può rimanere come una parola che può diventare una preghiera.

Spesso i padri e le madri che perdono i figli non sono più capaci di vivere veramente. Lory Del Santo si piega alla sua tragedia, ma forse riesce a vivere ancora, a tentare una strada, quasi un tentativo di amore verso se stessa, per non precipitare per sempre. Il dolore non ha una forma, ti sta dentro e ti occupa la mente. Per guarire è necessario lasciare che ci stia, che abbia un posto, ma per far strada in ogni caso a quella coraggiosa speranza che è utile come messaggio per tutti quelli che non ce la fanno a continuare a pensare di vivere. —

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