Rossini e la Fenice nel destino di Andretta «Il primo incontro fu sotto il tendone»

Impegnato in questi giorni sul podio per “L’italiana in Algeri” il direttore racconta le tappe di una formidabile carriera internazionale 
Fondazione Teatro La Fenice GIOACHINO ROSSINI, L’ITALIANA IN ALGERI Direttore: Giancarlo Andretta Regia: Bepi Morassi Scene: Massimo Checchetto Photo ©Michele Croser
Fondazione Teatro La Fenice GIOACHINO ROSSINI, L’ITALIANA IN ALGERI Direttore: Giancarlo Andretta Regia: Bepi Morassi Scene: Massimo Checchetto Photo ©Michele Croser

INTERVISTA



Giancarlo Andretta dirige fino al 5 marzo alla Fenice di Venezia “L’italiana in Algeri” di Rossini. Saltata la prima per agitazione sindacale, ieri sera c’è stato il debutto (repliche giovedì, venerdì e martedì alle 19; sabato e domenica alle 15.30).

Il direttore veneto ha alle spalle una formidabile carriera internazionale, ma è un uomo schivo, di solidi valori, molto legato alla famiglia, in nome della quale ha fatto spesso le sue scelte professionali.

Maestro Andretta, fu proprio a Venezia che lei ottenne le prime importanti affermazioni. Come ricorda quel periodo?

«C’era ancora il tendone del Palafenice. Mario Messinis, che allora era sovrintendente, aveva sentito parlare di me e venne ad ascoltarmi dirigere un concerto sinfonico. Al termine venne in camerino e a propormi La gazza ladra. Andò bene e incidemmo l’opera su cd. In seguito ci fu un altro Rossini, L’inganno felice, ma anche Mozart, con Le nozze di Figaro e Soler con La cosa rara. Lavorai con registi come Vick e Servillo. Furono anni molto belli. Partecipai anche alle stagioni sinfoniche».

La sua formazione come direttore è avvenuta a Vienna, e ha potuto collaborare con Claudio Abbado.

«Ero andato per studiare direzione d’orchestra all’Accademia Musicale. Vinsi il concorso alla Staatsoper e c’era Abbado in commissione. Suonai il pianoforte e il cembalo per cinque anni con l’orchestra dei Wiener e per tre anni sul podio c’era appunto Abbado, che poi andò a Berlino. Fu un’esperienza preziosissima vederlo provare e dirigere un’orchestra così prestigiosa. Preparai con lui Wozzeck, Ballo in maschera, Simon Boccanegra, Don Giovanni. Concertò anche l’Italiana in Algeri con la regia di Ponnelle. In quegli anni fui premiato dalla Fondazione Wagner di Bayreuth. Mi chiesero di andare a lavorare lì come maestro sostituto, ma io nelle estati ero impegnato a Salisburgo, e declinai».

Poi la sua carriera si è sviluppata soprattutto nel mondo scandinavo.

« Dopo un concerto lirico sinfonico a Copenaghen, mi fu chiesto di dirigere Traviata e dopo quella, Il viaggio a Reims. Quest’ultima produzione ricevette il premio della critica scandinava. Dopo questo riconoscimento le offerte si moltiplicarono da parte di diversi teatri e dell’orchestra della Radio Danese. Fui invitato in Svezia e accettai l’incarico di direttore stabile dell’opera di Göteborg e sono rimasto per undici anni».

Attualmente lei è docente di direzione d’orchestra al Conservatorio di Vicenza. Le piace insegnare?

«Non è la mia prima volta. In Danimarca si insegna direzione solo all’Accademia Reale. Ordinario era Tabachnik che ad un certo punto si dimise. Insistettero perché tentassi il concorso per quell’incarico. Allora a me sembrava di essere troppo giovane e tuttavia vinsi. Quindi ho iniziato ad insegnare lì. Adesso a Vicenza, dove molti domandano di iscriversi, si è formato un bel gruppo, con il quale lavoro veramente bene». —



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