Emmanuelle Seigner, 'non ho un bel ricordo di Godard'

Riceve il Taormina Achievement Award, "oggi ci sono ruoli più interessanti per le donne"

(di Francesco Gallo) (ANSA) - TAORMINA, 12 GIU - Emmanuelle Seigner, attrice, modella e cantante francese, nipote dell'attore Louis Seigner e sorella dell'attrice Mathilde e da decenni compagna di vita di Roman Polanski, nonostante trentatré anni di differenza, sembra avere un solo brutto ricordo nella vita, quello relativo al suo primo film e dell'incontro con Jean-Luc Godard. Lo ribadisce a più riprese, nel corso della masterclass al Festival di Taormina dove sarà premiata stasera al Teatro Antico con il Taormina Film Festival Achievement Award, la musa del regista franco-polacco con cui ha girato film come 'Frantic', 'Luna di fiele' e 'Venere in pelliccia'. Che ricordo ha di Mario Monicelli con cui ha fatto Il male oscuro? "È stato meraviglioso, era un uomo dolcissimo. All'epoca in Italia non si registrava il sonoro in presa diretta. Si recitava e poi tutto veniva doppiato. Era un mondo molto diverso. Avevo appena girato 'Frantic', quindi era soltanto il mio secondo o terzo film. Tutti furono molto gentili con me, anche Giancarlo Giannini che nel film interpretava mio marito". Com'è cambiato il ruolo delle donne nel cinema? "Per molto tempo le donne sono state soprattutto la moglie di qualcuno o solo un volto grazioso da mostrare. Oggi le cose stanno migliorando. Ci sono ruoli più interessanti e complessi". Se dovesse presentarsi a qualcuno che non sa nulla della sua vita e della sua carriera, da dove partirebbe? "Sicuramente da 'Frantic', è stato un momento molto importante. Per una giovane attrice partecipare a un film prodotto dalla Warner Bros e diretto da Roman Polanski e con Harrison Ford era qualcosa di speciale. Era il 1988. Quando ottenni quella parte non mi rendevo conto di quanto fossi fortunata. A quell'epoca non era così comune per un'attrice francese lavorare nei film americani. Oggi accade molto più spesso". Com'è lavorare con suo marito Roman Polanski? "È sempre una bella esperienza. Non perché sia mio marito, ma perché è uno dei migliori registi del mondo. Il fatto che sia mio compagno conta relativamente poco sul set". E com'è stato esordire con un mito come Godard in 'Detective'? "Non è stata certo la mia esperienza migliore. Avevo solo diciott'anni e facevo la modella, ci siamo incontrati la prima volta in un hotel dove mi ha proposto di fare il film. Alla fine accettai, ma per me, ripeto, non fu una bella esperienza". Che consiglio darebbe ai giovani che vogliono diventare registi, sceneggiatori o attori? "Oggi è più difficile che in passato e così bisogna avere fiducia in se stessi e continuare a credere nel proprio talento. Mia figlia Morgane, tra l'altro, sta per dirigere il suo primo film e capisco ancora meglio quanto sia complicato per i giovani trovare spazio. Ma il cinema resta fondamentale, le persone devono continuare ad andare nelle sale e non limitarsi a guardare Netflix a casa. Il cinema è importante per il mondo e per la cultura". (ANSA).

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