Nouvelle Vague, la macchina del tempo di Linklater

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 03 MAR - "Questa la storia di Godard mentre gira 'Fino all'ultimo respiro', pensata nello stile e lo spirito dello stesso Godard in 'Fino all'ultimo respiro'". Questo gioco di parole è il dichiarato intento di 'Nouvelle Vague' di Richard Linklater, regista sperimentatore per eccellenza, basti pensare solo al suo film 'Boyhood' durato ben dodici anni. Un regista chiaramente cinefilo visto che ha dedicato a questo periodo cinematografico francese, prosecutore del neorealismo italiano, una sorta di macchina del tempo, per rievocare, attraverso un racconto accurato, tutti i retroscena di 'Fino all'ultimo respiro' del 1959, adottando anche lo stesso formato del film originale, dunque in bianco e nero con l'aspect ratio di 4:3. In questo vero e proprio omaggio alla new wave francese, in concorso ufficiale alla 78/a edizione del Festival di Cannes e ora in sala dal 5 marzo con Lucky Red, anche tutti i nomi più importanti che hanno caratterizzato questa rivoluzione cinematografica tra cui, oltre al già citato Godard, troviamo: Jean Cocteau, Robert Bresson, Roberto Rossellini, Jean-Pierre Melville, Eric Rohmer e Jacques Rivette. E proprio a Roberto Rossellini il film dedica la scena in cui a Parigi il regista italiano fa una lezione a dei giovani cineasti che lo chiamano con vero rispetto: 'padre del cinema'. "Nouvelle Vague è la storia di una rivoluzione personale del cinema guidata da un uomo, e di tutte le persone che lo circondano", ha detto il regista americano che, fedele a questa sua ossessione, rivisita anche formalmente questo movimento cinematografico appropriandosi filologicamente dei suoi codici tra cui: montaggio ellittico, bianco e nero, rotture di tono e telecamera a spalla. Non solo, gira poi il film in francese con molti giovani attori dedicando ad ogni giorno di lavorazione un distinto capitolo e mostra anche in tutti i particolari un'ampia parte della pre- produzione con la scelta di uno sconosciuto Jean Paul Belmondo nel ruolo di Michel Poiccard, ladro e truffatore, e della sua compagna di avventure Jean Seberg invece attrice già affermata. Che si vede nel film? Tutta la dialettica possibile di un ambiente in cui la parola, le teorie di cinema, sono pari a quelle del calcio. Godard era poi un uomo pieno di citazioni, sentenze, verità su cosa sia e come vada fatto davvero il cinema, citazioni che a volte rendono questo film forse troppo auto compiaciuto. A salvare quest'opera è invece l'ironia di Godard, la sua follia creativa che gli faceva fermare il set per ripensamenti di giorni tra la disperazione del produttore o dedicare, durante la lavorazione, il suo tempo a un flipper di ultima generazione. Ma una cosa emerge chiara quando vediamo Jean-Luc Godard intrattenersi con i suoi colleghi critici, ovvero che quasi dietro ad ogni critico c'è spesso un regista fallito. Per fortuna non è affatto il caso di Godard e Linklater. (ANSA).
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