Nell’associazione della lingua friulana entrano quattro Comuni veneti

Le new entry nell’Assemblea della Comunità linguistica friulana sono Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro e Portogruaro

Riccardo De Toma
L’ultima assemblea generale dei Comuni soci dell’Aclif, ospitata a Palazzo Belgrado a Udine
L’ultima assemblea generale dei Comuni soci dell’Aclif, ospitata a Palazzo Belgrado a Udine

Sono in 150, stanno per diventare 154. Sono i Comuni aderenti all’Aclif, l’Assemblea della Comunità linguistica friulana. Più che la quantità, però, a pesare è la qualità delle new entry. Tutte dal Friuli occidentale, o meglio dal Friûl di soreli a mont, come viene definito nel sito dell’associazione.

O meglio ancora dal Veneto Orientale: le nuove adesioni da ratificare, in rigoroso ordine alfabetico, sono infatti quelle di Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro e Portogruaro, i quattro comuni friulanofoni del Veneto che non fanno ancora parte dell’associazione, alla quale hanno invece già aderito da tempo Cinto Caomaggiore, San Michele e Teglio.

Marilenghe e referendum

Le quattro nuove adesioni saranno ratificate dall’Aclif nell’assemblea di mercoledì, chiamata anche a scegliere il successore di Sergon, in carica dal 2023, quando raccolse il testimone da Markus Maurmair, l’ex sindaco di Valvasone Arzene che lasciò la guida dell’assemblea dopo il suo ingresso in Consiglio regionale. Se la marilenghe è il catalizzatore, dietro alle pulsioni friulaniste c’è soprattutto la prospettiva di vantaggi legati all’autonomia speciale e alla maggiore capacità di spesa della Regione Friuli Venezia Giulia e dei suoi enti locali: più servizi per chi va a scuola e gli anziani, imposte locali più basse, bonus appetibili come quello sul fotovoltaico, salari più alti per i dipendenti pubblici.

Benefit che rendono la sponda sinistra del Tagliamento e del Livenza più appetibile per cittadini e imprese. Da qui la rinnovata spinta verso i referendum, già sperimentati vent’anni fa, quando San Michele (2005) e Teglio (2006) non superarono lo scoglio del quorum, superato ampiamente invece da Cinto, che però vide insabbiarsi in Parlamento il “sì” espresso in modo chiaro dai suoi cittadini. Oggi il Veneto orientale torna alla carica con nuove aspettative. E l’adesione all’Aclif di tutti i comuni friulanofoni del Veneto è l’ennesimo segnale.

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Gli scogli 

 Ma gli ostacoli non mancano e sono innanzitutto politici. Per il Veneto è una vexata quaestio, che ha già portato al distacco di Sappada (dal 2008) e anima pulsioni separatiste anche lungo il confine con il ricco Trentino. Quanto al Veneto orientale, sono dieci i Comuni tornati alla carica (oltre ai sette friulanofoni ci sono anche Pramaggiore, Annone Veneto e San Stino di Livenza) e che hanno rotto gli indugi chiedendo un’audizione a Trieste, davanti alla V commissione (Affari istituzionali) del Consiglio regionale. Il cui presidente Diego Bernardis (gruppo Fedriga presidente) è pronto a concederla, ma «non prima di un necessario passaggio istituzionale tra Friuli Venezia Giulia e Veneto e di un confronto tra i due presidenti».

Bernardis lo ha già chiarito, spiega, sia a Markus Maurmair, il consigliere regionale di Fdi (ed ex autonomista) che si è fatto interprete delle istanze friulaniste dei comuni veneti, sia con l’assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, leghista e fedrighiano. Maurmair, da parte sua, condivide l’iter disegnato da Bernardis: «Sarebbe opportuno, ed è una posizione condivisa con il presidente Fedriga, che una richiesta di audizione pervenisse anche alla Regione Veneto.

È una questione di galateo istituzionale e mi risulta che una richiesta in tal senso perverrà da parte dei Comuni veneti, Caorle compreso», spiega Maurmair. «Credo – aggiunge – che l’audizione in Veneto verrà fatta prima dell’estate. È questo il passaggio che attendiamo, perché bisogna procedere per piccoli passi, ascoltando un territorio e senza dare adito a pensieri di annessione».

La pista trentina

Quanto agli strumenti, la strada tracciata dalla Costituzione è quella del referendum e di una legge che ne recepisca l’esito positivo, come venne fatto per Sappada dopo la consultazione del 2008 ma non dopo il sì di Cinto Caomaggiore nel 2006, per un esito che, a distanza di vent’anni, Maurmair continua a giudicare stridente. Da qui l’auspicio che la parola torni ai cittadini, ma senza strappi. «Una volta espressa in modo chiaro la volontà dei consigli comunali, ci vuole valutazione e condivisione da parte delle Regioni: le audizioni saranno l’occasione per approfondire la questione, a maggior ragion in un momento in cui in Fvg si ragiona sulla costituzione delle nuove Province». Tra le ipotesi in campo anche una soluzione come quella adottata tra Veneto e Trentino, che ha consentito di portare maggiori risorse ai Comuni veneti senza modificare i confini amministrativi. «È una possibilità. Anche se lo strumento naturale previsto dalla Costituzione resta il referendum».

L’ingresso nell’Aclif

«L’ingresso di tutti i Comuni del Friuli storico è il riconoscimento del lavoro fatto dall’associazione». Daniele Sergon, sindaco di Capriva e presidente (uscente) dell’Aclif, ne fa una questione prettamente identitaria, «un atto che parte dal basso e frutto di delibere votate dai Consigli comunali». Riconoscersi in una comunità linguistica «è cosa distinta dalla questione dei confini amministrativi», chiarisce Sergon.

Difficile però considerare casuale la coincidenza temporale tra le quattro adesioni e l’ipotesi, tornata di stringente attualità, di una nuova stagione referendaria per decidere sul passaggio al Friuli Venezia Giulia dei Comuni veneti, friulanofoni e non, parte del distretto del tribunale di Pordenone e della diocesi di Concordia-Pordenone.

Il ritorno delle Province

«L’adesione all’Aclif riguarda in primis la tutela della lingua e della cultura friulana, con vantaggi concreti come la difesa delle sedi scolastiche», insiste Sergon. Ma suona inevitabilmente anche come un messaggio politico. Tanto più in un momento in cui il ritorno alle Province in Friuli Venezia Giulia, dopo la modifica dello Statuto e il via libera della Giunta al ddl, offre al Veneto orientale anche la prospettiva di una sponda amministrativa più vicina della città metropolitana di Venezia, madre nobile ma forse distante.

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