Caro carburanti, l’allarme di Vega: «Il problema non sono solo le accise»
Agostino Apa, ad di Vega Carburanti, spiega perché i prezzi di benzina e diesel restano alti: «Italia ed Europa non sono autosufficienti nella raffinazione». E avverte: «Non vediamo il diesel a 3 euro».

«Il problema non sta solo nelle accise quanto piuttosto nella chiusura degli impianti di raffinazione del Paese. Una mancata autosufficienza che ora ci mette in balia di un mercato globale in profondo stress». A riflettere su uno dei principali motivi di un caro carburanti che rischia di non vedere un’inversione di tendenza per lo meno nel breve periodo è Agostino Apa, amministratore delegato di Vega Carburanti, azienda veneziana che attualmente conta 464 pompe di benzina a marchio Vega, Esso e Enercop. L’azienda nel dicembre dell’anno scorso aveva acquisito, con quattro altri operatori italiani, la rete di Esso nel Paese, e a giugno ha incamerato 325 degli oltre 1.200 distributori di Eg Italia sul territorio. Un’operazione che fa di Vega Carburanti uno dei grandi operatori italiani del Nord.
Il taglio delle accise del governo durerà fino al 5 settembre, crede che le conseguenze sui prezzi saranno significative?
«Per la verità non sono un grande fan di questa iniziativa del governo. Di fatto è stato solo un “pannicello caldo” che però è costato alle casse dell’erario davvero molti soldi. Il problema sta in una questione strutturale ben più significativa: negli ultimi anni solo in Italia sono state chiuse almeno una decina di raffinerie, quegli impianti che trasformano, per semplificare, il petrolio in carburanti. Attualmente il Paese, ma pure l’Europa, non sono autosufficienti da questo punto di vista, anche ammettendo che arrivasse tutto il petrolio necessario a buon prezzo. E mentre da noi si dismettevano gli impianti di raffinazione, i Paesi del Golfo investivano in mega-impianti che fino alla crisi di Hormuz assicuravano circa i 20% dei carburanti finiti ai nostri mercati. Tutto ciò attualmente è in stand-by. Nel frattempo gli attacchi ripetuti alle raffinerie russe da parte degli ucraini aggravano la situazione. Sia chiaro: in Italia e neppure in Ue si comprava molto carburante raffinato in Russia, ma nel resto del mondo sì e la carenza di questo incide ulteriormente sul prezzo globale. A tutto ciò si deve aggiungere il costo dei trasporti che cresce con le distanze e con le incertezze geopolitiche. Di fronte a questi fenomeni, il taglio delle accise si ridimensiona in modo significativo».
Il governo ha assicurato di voler prevedere misure selettive in base al reddito per nuovi sconti sui carburanti. Siete pronti a questa nuova sfida?
«In un Paese con un’evasione fiscale come la nostra anche una misura legata al reddito dichiarato rischia di essere poco efficace e forse addirittura iniqua. Da operatore del settore immagino che una delle soluzioni possibili sia quella delle tessere sconto fornite a determinate categorie di cittadini. Una modalità che però presenta dei costi operativi che vanno presi in considerazione. Mi aspetto che il governo voglia confrontarsi con le nostre associazioni di categoria come l’Unem dei petrolieri e Assopetroli dei retisti».
Sulla vostra rete come gestite gli aumenti dei costi dei carburanti?
«Noi stiamo cercando di contenere i prezzi: a Mestre nelle pompe Vega per esempio il gasolio sta a 2,079 euro al litro e la benzina tra gli 1,979 e gli 1,989, ben lontani dai numeri pubblicati dai giornali. In Enercop, dove lavoriamo con la Gdo, i prezzi sono anche un po’ più bassi mentre in Esso si sale di uno o due centesimi. Il nostro è un mercato in regressione, sia dal punto di vista dei consumi che da quello del numero degli impianti, e non facciamo prezzi convenienti per acquisire quote di mercato. Lo facciamo piuttosto per assicurare ai nostri marchi il proprio posizionamento competitivo e come riconoscimento verso una clientela molto fidelizzata».
E il prossimo futuro come lo vedete?
«Finché permane questo clima di incertezza i prezzi non sono destinati a scendere, ma non vediamo il prezzo del diesel a 3 euro come alcuni sostengono. La preoccupazione è più generalizzata e ha a che vede con l’inflazione ed eventualmente con una carenza di materia prima non dissimile dalla crisi degli anni ’70 del secolo scorso. Si è avvertito poco ma qualche carenza s’è registrata tra luglio e l’inizio di agosto».
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