Il giro del mondo a piedi in cinque anni: Nicolò domenica arriva a Trieste
Guarrera, conosciuto sui social come “Pieroad”, è partito da Vicenza a 27 anni e da allora non si è fermato più. Domenica la tappa finale in piazza Unità: «Aspetto tutti»

Passo dopo passo, ce l’ha fatta. Arriverà domenica in piazza Unità d’Italia, a Trieste, tra le 12 e le 13, a conclusione di un lungo giro del mondo a piedi, durato cinque anni. Nicolò Guarrera, 32 anni, di Malo (Vicenza), famoso sui social come Pieroad, aveva preso un impegno: aveva annunciato da mesi che Trieste sarebbe stata la tappa del rientro in Italia, alla fine di un viaggio costantemente raccontato online: foto, video, curiosità, incontri e piccole e grandi difficoltà in tutto il globo.
«Aspetto tutti in piazza, magari per uno spritz, – spiega – e mi riconoscerete subito: sono quello con il passeggino e i capelli lunghi». A poche ore dal ritorno nei nostri confini, Nicolò, improvvisamente, deve fare i conti con i tempi e con quell’impegno. «Scusatemi – spiega – ma posso parlare poco; l’ultima tappa non posso sbagliarla, se voglio essere puntuale in quella piazza».
La barba è cresciuta lunghissima, come a Forrest Gump. Ha centinaia di migliaia di follower, che seguono la sua avventura. Lui ed Ezio. Che è un po’ come il pallone Wilson di Tom Hanks in Castaway. Ezio è il carrellino che lo ha accompagnato ovunque, trasportando il minimo indispensabile.

È risalito dall’Albania e nei giorni scorsi, tra le fermate più lunghe, c’è stato il parco di Plitvice in Croazia. In tanti l’hanno incoraggiato, alcuni l’hanno accompagnato per alcuni tratti, altri gli hanno offerto il pranzo o la cena. Alle volte anche un pernottamento.
Partito a 27 anni dalla provincia di Vicenza, con la voglia di fare qualcosa di memorabile nella sua vita, da allora non si è fermato più, affrontando tragitti spesso duri, tra coste, deserti, montagne, ghiacciai e parecchie strade insidiose. Scenari in cambiamento.
Nicolò ha dormito quasi sempre in tenda, ma anche in bivacchi di fortuna. Nei giorni scorsi ha pubblicato una video-sintesi del suo itinerario, che l’ha portato a girare alcuni Paesi d’Europa prima di raggiungere il Sud America, dove ha camminato per circa 15mila km, un volo poi l’ha portato in Australia, con 20.500 mila km, per esplorare poi l’India con altri 24mila km, e ancora Asia e paesi arabi, per iniziare la risalita verso l’Italia.
In mezzo tante altre tappe, difficili da riepilogare per quante sono. Così come sono moltissimi i racconti sulle curiosità accadute durante gli spostamenti. Le notti trascorse all’interno di edifici abbandonati, in Bulgaria o in Turchia, dove tra i vari siti dismessi si è accampato con la tenda in un’ex locanda. Sempre in Turchia, dopo 40 km sotto la neve, è entrato in una moschea, crollando addormentato, sfinito dalla fatica. Al suo risveglio, a sorpresa, ha trovato vestiti puliti, cibo e bevande portati dall’imam. Uno degli episodi più emozionanti, uno dei tanti gesti di generosità inaspettata.
Non sono mancati anche i pericoli. Per esempio è stato attaccato per due volte da cani randagi, in mezzo a campi sperduti. Nei vari post ha pubblicato spesso le risposte alle domande fatte dai follower, su modalità di spostamento, visti e documenti, ma anche su aspetti quotidiani, come il lavaggio degli abiti, l’uso di toilette improvvisate o il modo di cucinare e mangiare anche in posti lontani da tutto e da tutti.
E come si è pagato il viaggio? «Sono andato avanti prima con i miei risparmi poi con donazioni e sponsor che hanno limato i costi. Ad esempio mi sono stati regalati materiali da campeggio. Ringrazio tutte le persone e le aziende che mi hanno aiutato, offrendomi una notte tranquilla, un pasto o un paio di scarpe nuove».
Un giro del mondo porta con sé tanti momenti di meraviglia. Incontri con la bellezza. Così chiediamo a Nicolò quali siano i luoghi pù belli che ha toccato. «Ne porto tre nel cuor. La Patagonia, il deserto di Atacama e l’Iran».
Poi ci sono le persone. Quante foto, quanti sorrisi. Gli hanno hanno aperto la porta di casa offrendogli piatti tipici, un drink o piccoli doni, pronti anche ad ascoltare la voce di quell’italiano vagabondo.
Raggiunto telefonicamente, Nicolò era quasi di corsa, più che in cammino. Ma oggi promette di fermarsi in piazza con le tante persone che in questi anni hanno seguito con attenzione e con affetto la sua incredibile avventura.
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