Fondi negati al docufilm su Regeni: il ministro Giuli licenzia lo staff responsabile

Via il collaboratore Emanuele Merlino, uomo di fiducia di Fazzolari, perché a conoscenza del dossier

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli

Lo aveva reso noto alla cerimonia che si è tenuta al Quirinale in occasione dei David di Donatello: il no ai finanziamenti pubblici per il docufilm su Giulio Regeni, il dottorando di Fiumicello sequestrato, torturato e ucciso in Egitto, dove stava conducendo la sua ricerca sul campo, per il ministro della Cultura Alessandro Giuli è «inaccettabile». Di più, «scandaloso», ha ribadito il giorno dopo ai microfoni di Sky Tg24. Ora rotola una testa ritenuta colpevole di quanto successo. Come ha anticipato il Corriere online nel pomeriggio, il titolare del Collegio Romano ha azzerato la sua squadra di collaboratori.

Giuli: "Inaccettabile non dare finanziamenti al docufilm su Regeni"

Accade a pochi giorni dalla proiezione a Trieste di “Giulio Regeni. Tutto il male del mondo” diretto da Simone Manetti, nel corso della rassegna di Scienza e Virgola a cui hanno partecipato anche i genitori di Giulio. Grazie al documentario, ha detto la mamma in quell’occasione, «rivedo Giulio ricercatore, dopo tanti momenti in cui la sua figura è stata infangata».

È eclatante, dunque, la revoca di Emanuele Merlino, uomo di fiducia del sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, il meloniano Giovanbattista Fazzolari. Merlino è il responsabile della segreteria tecnica del ministero della Cultura, e, secondo quanto rende noto il Corriere, era a conoscenza del dossier e paga ora il non aver vigilato sulla vicenda. Messa alla porta anche Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. Lei non è ritenuta responsabile del caso del docufilm, ma non si è presentata in aeroporto in occasione della missione a New York del ministro, disertandola. Entrambi i collaboratori sono di FdI, area in cui si colloca pure Giuli, che però si definisce un «indipendente».

Niente fondi per il documentario su Giulio Regeni: il caso approda in Parlamento
La commemorazione per Giulio Regeni a Fiumicello in occasione dei dieci anni dalla scomparsa

La mancata assegnazione di fondi pubblici al documentario è stata al centro di ripetuti attacchi da parte delle opposizioni a livello nazionale, con interventi anche da parte della deputata dem Debora Serracchiani. Anche le opposizioni in Regione hanno reagito con sdegno alla notizia emersa a inizio aprile. Sono intervenuti, tra gli altri, Rosaria Capozzi (M5s), Giulia Massolino (Patto), Laura Fasiolo (Pd), Serena Pellegrino (Avs), Furio Honsell (Open), e la segretaria regionale dem Caterina Conti. Il dem Francesco Martines ha chiesto alla Regione di intervenire con finanziamenti ad hoc e il collega Nicola Conficoni di proiettarlo in Consiglio regionale. La madre di Giulio ha reagito alla notizia con rassegnazione: «A queste ingiustizie ci siamo abituati da dieci anni».

Il documentario è stato ritenuto «non meritevole di finanziamenti pubblici» in un bando selettivo, dunque secondo il giudizio di una commissione di esperti. In un primo tempo Giuli aveva affermato, rispondendo a un’interrogazione della leader e deputata dem Elly Schlein in aula, di non condividere «né sul piano ideale né su quello morale» la scelta della commissione ma di non poter intervenire «senza violare il principio di terzietà». Il caso scoppiato attorno alla decisione ha portato alle dimissioni di vari componenti della commissione.

Nel corso della cerimonia per i David di Donatello al Colle, a inizio maggio, Giuli è stato più netto, rivolgendo alla memoria di Regeni «il mio pensiero accorato» ha anche promesso «di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità o l’imperizia. Mai più!». In seguito il ministro ha garantito al film «un altro canale di sostegno, perché è un caso unico», promettendo di introdurre «una clausola per prodotti cinematografici di alto rilievo istituzionale e morale» nelle selezioni.

Insomma, dopo la bufera sul presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco per aver permesso la presenza della Russia all’esposizione d’arte e dopo la clamorosa vicenda del siluramento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice, continuano gli scontri all’interno del mondo culturale che gravita intorno alla destra. —

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