Galan burattinaio della privatizzazione Save

Il dietro le quinte di un’operazione concertata con Enrico Marchi, l’attuale presidente della società
Di Renzo Mazzaro
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Per anni risuona il grido di battaglia di Galan «privatizzare subito la Save», accompagnato da esecrazioni all'indirizzo dei politici abbarbicati alle poltrone degli enti pubblici. L'aeroporto Marco Polo è in cima alla sua lista. La polemica furiosa che lo oppone al Comune e alla Provincia di Venezia raggiunge l'obiettivo il 31 maggio 2000, quando con il suo voto determinante viene insediato alla presidenza dell'aeroporto Enrico Marchi "il privatizzatore", scalzando Gianni Pellicani, che era stato nominato dai tre enti di comune accordo. Questa verità urlata nasconde parecchi retroscena di comodo. (...) In Save i privati controllano il 10 per cento attraverso Urvait, società già scalata da Marchi, e un altro 20 per cento con Nordest Avio, società rilevata nell'estate del 1999 da una cordata di investitori che hanno costituito Agorà Investimenti. Nella cordata ci sono tutti gli imprenditori amici. L'acquisto di Nordest Avio costa 121 miliardi di lire, pagati ad un gruppo di banche che smobilitano (Abn Amro e Imi). Un prezzo eccessivo, secondo operatori interpellati che declinano l'offerta, ma giustificato dall'obiettivo di arrivare al controllo di Save. Marchi viene eletto vicepresidente della società. Purtroppo 10% più 20% non fa 51%. Siamo ancora lontani dalla vetta. (...)

I nostri devono tornare a bomba, smontare il castello societario. L'uomo che ha in mano il gioco è Paolo Sinigaglia, presidente di Veneto Sviluppo, titolare del 17 per cento che Galan vuole utilizzare per appoggiare Marchi. Sfilando il 17 per cento alla mano pubblica e spostandolo sui privati viene capovolta la maggioranza. Si pensa di convocare l'assemblea dei soci ma Sinigaglia si oppone: ha una pessima opinione di Marchi e non intende votarlo. Informa Galan e nonostante le sue insistenze manda deserta l'assemblea, facendo mancare il quorum per l'elezione del presidente. «Sapevo che Comune di Venezia e Provincia erano impreparati a reggere il confronto - ricostruisce oggi - e l'unico modo per silurare l'operazione era non presentarsi». Galan gliela giura. Il regolamento di conti con lui passerà attraverso Alpieagles, dove non gli faranno nessuno sconto. Nel frattempo bisogna dribblarlo. Galan prova a farsi dare la rappresentanza di Veneto Sviluppo dal direttore generale della Finanziaria, Mauro Trapani. Trapani gli risponde che non può farlo, perché la rappresentanza della società è del presidente. Tu non preoccuparti, gli dice Galan: se Sinigaglia ti licenzia ti assumo io. È ancora Sinigaglia a raccontarlo: «Io mi trovavo in ospedale ma Trapanino era uno corretto. È andata a finire che la delega gliel'ho data lo stesso, ma dopo ho fatto come la madonna di Fatima: sono partito dall'ospedale in carrozzina e mi sono presentato all'assemblea dei soci. Un'apparizione». (...)Nessuno finora ha calcolato quanto hanno guadagnato i privati. Per farsene un’idea, Veneto Sviluppo ha incassato 82 volte la posta iniziale...

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