L’addio a Silvana «Una morte ingiusta monito per il futuro»

Almeno 500 persone presenti alla cerimonia laica Vigili schierati, fiori e tanti ricordi: «Era fiera e passionale»
Di Elvira Scigliano
BARSOTTI - FUNERALI SILVANA CASSOL
BARSOTTI - FUNERALI SILVANA CASSOL

Il feretro di Silvana Cassol è giunto al cimitero maggiore di Chiesanuova scortato dai centauri della polizia municipale. Ad attenderlo, sull’attenti, i colleghi in divisa tra applausi, fiori bianchi e rose rosa. All’interno della sala del commiato, gremita da 500 persone, per il rito laico, le figlie e il figlio erano seduti accanto al papà, ex marito di Silvana, alla nonna e alle zie. Il nome di Silvana, scritto in azzurro sullo schermo bianco è davanti a tutti: rievoca la tragedia della morte e il dramma del femminicidio perché la quarantanovenne non è solo una madre strappata all’affetto dei figli, una sorella rubata al cuore dei suoi cari, un’amica e una collega stimata, è anche l’ennesima donna uccisa dalle mani che fino ad un minuto prima accarezzavano. La vita di Silvana è stata fermata per sempre dal colpo di pistola esploso dal marito Gabriele Ghersina, 38 anni, armiere della polizia. La tragedia si è consumata nella notte tra il 21 e il 22 maggio scorsi nell’appartamento in via Mario, a Cadoneghe. Gabriele ha impugnato la sua pistola, si è steso accanto alla moglie che dormiva su un fianco, ha appoggiato la testa sulla nuca di lei e si è sparato un colpo alla tempia destra. È bastato quell’unico colpo per uccidere entrambi. Le prime a tracciare un ritratto commosso dell’ennesima vittima dell’amore malato, sono state le colleghe: «Silvana era desiderosa di imparare sempre cose nuove», ricordano, «fiera e passionale, dimostrava competenza in tutto quello che faceva». Il saluto è una promessa: «Carissima Silvana, ti salutiamo con un impegno, che la tua morte serva a salvare tante altre vite umane innocenti». Poi ha preso la parola don Giovanni Brusegana: «Cosa ci faccio in un contesto laico? Ci sono perché ho Silvana nel cuore». Don Giovanni ha raccontato d'aver conosciuto una Silvana bambina dal racconto di un confratello: «Ho conosciuto, prima della persona» rivela «la sua esperienza personale con la religione, fuori dai soliti canoni dei ragazzi, ma mistica e profonda. Poi l’ho ritrovata studentessa al Curiel, negli anni caldi delle occupazioni e delle tensioni, sempre alla ricerca di una dialettica viva. Ho sempre conservato un grande rispetto per lei: come una farfalla che non deve essere toccata per non sciuparne i colori, incontenibile, intelligente ed assetata d'infinito perché era sempre alla ricerca di qualcosa di più. Dotata di intelligenza superiore e forte spirito critico, curiosa ed affamata di ricerca. La sua bellezza ed il suo amore erano troppo grandi: malgrado la tragica fine, Silvana è più grande del suo feretro perché resterà sempre nei nostri cuori». Amici, conoscenti e istituzioni (c’erano il sindaco di Cadoneghe e l’assessore padovana Silvia Clai) hanno voluto aggiungere gratitudine, ma l’ultima parola è stata della sorella: «La morte di Silvana così ingiusta è una ferita che non si può rimarginare ma deve essere un monito per il futuro perché drammi di questo genere non debbano più accadere».

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