Spariti dopo 12 ore i 54 profughi siriani inviati a Monselice

Non sono rientrati a pranzo nell’ostello dov’erano alloggiati. Tutti gli altri si erano dileguati appena usciti dalla Questura. Non sono stati identificati, ma sono stati denunciati
le volanti della polizia in questura a Padova
le volanti della polizia in questura a Padova

MONSELICE. È durata meno di ventiquattr’ore la permanenza dei profughi siriani a Monselice. Prima ancora che in città sorgessero discussioni o polemiche, i quattordici uomini ieri sono spariti, facendo perdere le loro tracce già dal primo pomeriggio. Erano infatti attesi per il pranzo al Venetian Hostel di via Santo Stefano superiore, struttura gestita dalla cooperativa Terra di Mezzo che li aveva ospitati, in accordo con Ecofficina che si occupa dell’emergenza profughi. Ieri mattina i quattordici uomini erano usciti, come sono liberi di fare: non sono però rientrati all’ora di pranzo.

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Dai gestori dell’ostello è quindi partita la comunicazione di rito alla prefettura. Con il passare delle ore, infatti, un ritorno dei profughi diventa decisamente improbabile: sarebbero già stati avvistati in stazione dei treni a Monselice. Con tutta probabilità sono partiti per cercare fortuna altrove. L’accoglienza ai profughi era una novità per Monselice, escludendo un paio d’anni fa l’ospitalità ai ghanesi fuggiti dalla guerra civile in Libia e ospitati al Ceod di Monticelli. Ma non aveva destato particolari polemiche in città. Del resto, non ce n’è stato nemmeno il tempo, visto che il soggiorno è durato decisamente poco.

Erano in 50 (due donne, otto bambini e 40 uomini) quando sono arrivati a Crotone dalla Turchia, a bordo di un mercantile: al porto di Crotone sono stati prelevati e in pullman portati a Padova. Dove sono giunti alle 4 della notte tra martedì e mercoledì, in Questura. Un gruppo compatto e informato quanto a procedure e diritti: hanno preso subito contatti telefonici con un’associazione che si occupa di profughi e che ha cercato di incontrarli, e protestato perché la Questura ha negato il permesso. Tutti erano erano decisi a non farsi identificare con fotosegnalazione e impronte digitali (per questo sono stati denunciati e lasciati andare dopo 12 ore).

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Il motivo della loro scelta è che lo status di rifugiato si deve richiedere (come da recente circolare ministeriale che recepisce una direttiva europea) nel Paese d’arrivo. Vuol dire una permanenza obbligata, in Italia in questo caso, lunga più di un anno e senza poter lavorare, prima che l’iter per lo status di rifugiato si concluda. Ma i siriani (come peraltro quasi tutti i profughi che sbarcano in Italia) sperano di raggiungere famiglie o parenti nel nord Europa.

Una volta “espletata” questa strana formalità (mi rifiuto di farmi identificare e tu Stato non mi puoi trattenere più di dodici ore per identificarmi, poi mi devi lasciare andare dove voglio da perfetto sconosciuto, ma con una denuncia pendente) gli stranieri hanno potuto fare quello che volevano fare: prendere il primo treno utile per andare via dall’Italia. Per questo molti di loro neppure sono saliti sul pullman diretto a Monselice e già in serata erano in stazione a Padova. Gli altri, pure ben istruiti su cosa fare e come farlo, li hanno seguiti poche ore dopo.

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