Stop ai giornalisti, Buttafuoco: «Ingenuo, Bitonci fa quasi tenerezza»
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PADOVA. «A me sembra un modo strepitoso di darsi la zappa sui piedi». Pietrangelo Buttafuoco, 52 anni, scrittore e giornalista - sul Fatto Quotidiano, e in radio con Mix24 insieme a Giovanni Minoli - boccia il sindaco Bitonci e la sua idea di un municipio che filtra gli accessi della stampa. «Ma in partenza è proprio l’idea di mettersi contro i giornalisti che non è molto furba. Un vecchio squalo della politica, di quelli che abbiamo conosciuto, non avrebbe mai fatto una mossa di questo tipo. Tutti sanno che litigare con i media non porta niente di buono».
Il sindaco Bitonci tra l’altro non ha cominciato adesso. Ci sono tanti precedenti.
«Io non me lo so spiegare razionalmente, mi pare una sorta di riflesso condizionato. Evidentemente si immagina in una guerra continua. Ma se anche fosse così, bisogna avere più malizia. Bitonci è caduto nella trappola dell’ingenuità».
In questo modo non rischia di ottenere l’effetto opposto, cioè di qualificare la stampa scomoda?
«Intanto bisogna ammettere che noi giornalisti in alcuni casi non abbiamo titoli per accreditarci come vessilliferi di chissà quali libertà e princìpi. Detto questo, una mossa come quella del sindaco fa quasi tenerezza. Più che scorretto è stato ingenuo. Con un po’ più di astuzia e di professionalità, poteva fare molto meglio».
Per esempio?
«Dovrebbe prendere esempio da Renzi o dalla Boschi. Loro non censurano, ma scelgono ogni volta gli interlocutori, decidono con chi parlare. A Mix 24 non sono mai venuti, proprio perché pretendono il controllo totale. Ecco, questo è un modo furbo».
Ma un provvedimento come questo può durare nel tempo?
«Ho molti dubbi. Intanto i giornalisti non aspettano altro che un divieto per violarlo. Se gli dici di non andare negli spogliatoi a intervistare un calciatore, loro non faranno altro che provarci. Esserci, aldilà dei divieti, diventa il loro obiettivo principale».
E poi?
«E poi tutti i politici, e anche il sindaco, hanno bisogno dei giornalisti. E quindi alla fine cederà».
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