Preoccupato solo della bimba

Mirko Righetto nell’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere
Di Matteo Bernardini

CAMISANO VICENTINO. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ieri mattina, Mirko Righetto, accusato dell’omicidio aggravato della moglie Nidia Lucia Loza Rodriguez, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Prima di sedersi davanti al giudice per le indagini preliminari, l’imprenditore, 47 anni, nel corso di un breve colloquio con il suo legale (l’avvocato Riccardo Netti che ieri sostitutiva il difensore di fiducia Marco Dal Ben) ha voluto però sapere notizie della figlia. La bimba di 3 anni che Righetto, dopo avere accoltellato la moglie nella notte tra mercoledì e giovedì, ha consegnato alla nonna.

«Avvocato come sta mia figlia? Con chi si trova adesso? Sta bene? Chi si sta prendendo cura di lei?», sono le domande che l’indagato ha rivolto al legale. Quindi, dopo avere ricevuto rassicurazioni sul fatto che la bimba sta bene e si trova con i nonni, Righetto ha aggiunto: «Quando potrò vederla?».

Al termine dell’interrogatorio, durato il tempo di verbalizzare la scelta da parte del 47enne di non rispondere alle sue domande, il giudice per le Indagini preliminari Massimo Gerace ha convalidato l’arresto e disposto che Righetto resti in carcere dove attualmente divide una delle celle del San Pio X con altri detenuti.

«È molto provato e ancora profondamente scosso - ha spiegato l’avvocato Netti - ma per lui, al momento, non è stato previsto un regime carcerario particolare. Non è in isolamento». L’imprenditore, al culmine di una lite con la moglie, 37enne di origine colombiana ma cittadina italiana, avrebbe inferto alla donna una ventina di coltellate. Fendenti sferrati con una lama a serramanico mentre i due si trovavano nella cucina della loro casa in via Alpini a Camisano. Dopo il delitto Righetto ha chiamato sua mamma perché andasse a prendere la nipotina che stava dormendo nella sua cameretta al piano di sopra; quindi si è consegnato ai carabinieri del nucleo investigativo. Ai quali, una volta arrivato nella caserma di via Muggia, ha confessato l’omicidio della moglie spiegando, anche davanti al pubblico ministero Paolo Fietta, che sarebbe avvenuto nel corso di una lite quando Nidia Lucia lo avrebbe minacciato di tornare in Colombia portando con sè la bambina. Un’eventualità che ha scatenato la furia del marito accecato dall’ira e dalla violenza nei confronti della compagna. Alla quale non ha lasciato nemmeno il tempo per tentare la benché minima difesa. Le prime coltellate avrebbero raggiunto la vittima alla gola, ma la rabbia di Righetto sarebbe proseguita infierendo poi anche sul resto del corpo.

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